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6 gennaio 2011

camomilla.

c’avevo la sindrome del foglio bianco. che è quella cosa che ti viene quando ti senti in dovere di scrivere, però sembra che tu quasi quasi non abbia niente da dire. e invece io ero sicuro che c’avevo qualcosa da dire solo che dovevo trovare un modo di uscire fuori questa cosa del foglio bianco davanti.
cambio il colore del foglio e provo a scrivere su uno sfondo tipo verde petrolio. che in realtà è bello e non stanca nemmeno la vista. non sono sicuro sia verde petrolio, potrebbe essere grigio in effetti. o nero, che mi sembra più coerente col petrolio. il petrolio da come so io è nero. al limite la benzina è verde, non il petrolio. c’è confusione con i colori nel mondo, lasciatevelo dire. voi che li vedete per bene gli date i nomi in maniera un pò troppo creativa. verde acqua? rosa pesca? e poi bianco sporco, che non è per niente un colore, è una scusa.
insomma nonostante la geniale soluzione del verde petrolio, il foglio rimane sempre vuoto e io continuo ad aver bisogno di un’idea.

decido di andare a firenze. la strada da perugia a firenze è sempre stata un percorso fonte di pensieri e desideri. sarà sicuramente un buon metodo per risolvere il problema.
arrivo e incontro gli amici. che sei venuto a fare? a scansionare dei negativi! mento. non posso dire a nessuno che vado a firenze perchè ho un blog, sennò non funziona.
ah, dicono gli amici. quali negativi? questi qui tutti sottosviluppati dell’america coi bambini?
sì, però si dice in via di sviluppo, cafone.
poi si esce e si mangia. si torna e si dorme. ci si sveglia e si parla.
a firenze questa volta non è successo niente. ci vado tranquillo, ci sto tranquillo, e soprattutto ci torno tranquillo. roba che penso ma vuoi vedere che veramente sta cambiando tutto? ma com’è possibile? non mi è caduto nemmeno un fulmine sulla macchina? ma vuoi vedere che è tutta colpa di renzi che davvero cambia le cose? però non è che poi mi posso mettere a scrivere di matteo renzi che mi sembra banale scontato e poco interessante. eccolo il blogger conforme al sistema che è tornato in italia e parla dell’italia e scrive un post sul sindaco di firenze che ha cambiato una città e gioca tutto sul doppio senso personale che cercava di mettersi in situazioni confuse e non c’è riuscito e poi anche basta. boccaccino, basta con questa storia di te e di firenze e dell’arno e di pontassieve e del lampredotto e di fiesole e degli uffizi e delle consonanti aspirate a caso. basta. che già firenze è ridondante di per sè, come concetto. cioè uno pensa a firenze e già gli basta. già lo sa dove si va a finire. non c’è spazio per l’immaginazione. uno fa una conversazione e poi qualuno caccia firenze e generalmente finisce che si cambia discorso. un posto saturo di sé stesso. poi figurati, boccaccino, se è il caso di sommare la ridondanza di firenze con la tua. sei ripetitivo. boccaccino, scrivi un post sugli americani. scrivi un post su new york. scrivi un post sugli aeroporti, che ti viene bene. lascia stare firenze. fidati. e come sempre quando penso a queste cose mi distraggo, prendo l’autostrada a scandicci, non so come, e me ne pento.

sulla via del ritorno realizzo con tristezza che la firenze-perugia, la classica, la più grande risorsa di ispirazione per blogger, è ormai diventata solo una cosa da turisti, da gente con la moleskine vuota. il tratto dove tutto prendeva forma, dove veniva digerito ed elaborato l’impossibile, sembra solo un pezzo di autostrada molto conosciuto. penso quasi che non è più quella di una volta, che non funziona più. l’unica idea che mi è viene, così a caso, è la storia di una ragazza che in una sera d’inverno sta a casa e si fa una camomilla. perchè è inverno e fa tanto freddo, come in tutte le case dove ci vive gente di ventisei anni. ed è un giorno in mezzo alla settimana, di quelli che la sera ti metti al computer e ti bevi qualcosa di caldo e non vuoi sapere niente, solamente vedere internet che ti scorre sotto gli occhi in verticale. e ti fai una camomilla che è la tisana per eccellenza, quella anti-freddo, quella che ti concilia il sonno, quella decongestionante, quella depurativa. magari ci metti pure un pò di miele. e magari accendi pure dell’incenso. e una stufetta. e la musica calma. e nel bel mezzo di quest’atmosfera super facile la ragazza in questione urta la tazza che si frantuma sulla scrivania che si allaga di brodaglia decongestionante e tutti i fogli si inzuppano di sonno e le penne affogano in una diuresi mielosa e lei di istinto mette in salvo il computer. almeno quello. ma bestemmia uguale.
in cucina prende un rotolo di scottex e inizia ad asciugare tutto e si accorge che si è anche scottata un pò e dice cose tra i denti passando la carta su e giù con due mani. quando si rimette dritta fa un respiro di quelli di quando hai finito un lavoro. magari stava pure iniziando a sudare, non certo per la fatica ma per il nervoso. va in bagno e butta tutto nella tazza dicendo vaffanculo camomilla di merda. e la camomilla di merda a quel punto decide che è troppo. che in fondo colpa sua non era. che va bene tutto però poi c’è un limite. al diavolo il potere decongestionante e lo scorrere allegro dei liquidi. la tonnellata di carta infusa di tisana e miele diventa un’appallottolamento di stizza e vendetta. si blocca tutto. la tazza s’intasa. straborda. poi non so più come finire perchè valeria mi ha raccontato fino a qui, pregandomi poi di non scriverci niente.

insomma mi viene solo st’idea di questa camomilla rilassante che poi invece ti fa passare una serata terribile. però non mi sembra una grande idea. e poi mi è stato esplicitamente chiesto di lasciare perdere. e la firenze perugia era quasi finita. niente di niente.
e poi invece, mentre correvo tra passignano est e torricella, vedo dei lampi. e penso autovelox, multa a casa, punti da perdere, madre da convincere a immolarsi per la decurtazione, padre da convincere che io in realtà non stavo correndo, è che c’era vento.
e invece, con mia grande sorpresa, niente lampi di rimprovero. niente ammonizioni da parte di quel dio che si chiama sfiga e che spaventa gli uomini con certezze professate in un mondo di probabilità. fuochi d’artificio sul lago trasimeno. e l’effetto è un pò come vedere dei fuochi d’artificio sul lago trasimeno. d’inverno. dopo che aspettavi da ore che succedesse una cosa qualunque. insomma un’effetto abbastanza scontato, tanto che all’inizio non ho capito cosa volessero dire.

11 giugno 2010

tra l'altro il motorino elettrico.

perchè picchio c’ha ventotto anni. perchè la pensa come me, almeno a grandi linee. a grandi linee giuste.
perchè arrivo, lo chiamo e mi fa sto dormendo è questa l’ora di arrivare che è quasi mezzanotte? e invece era fuori a bere e siamo andati insieme ad una festa a lettere piena di gente giovane e disinibita. e lui era vicino a dove usciva la musica e io invece più lontano dove la musica arriva ma puoi anche parlare con una sua amica riguardo a chi si è. provando a spiegarselo a vicenda.
perchè con picchio arrivo pensando che la giornata è finita e poi facciamo le ore piccole. che secondo me arriviamo pure a fare le ore medie senza problemi. sperando che i miei studenti non leggano, dovendo io essere un personaggio autorevole e responsabile. un docente, insomma.
perchè picchio ha un motorino elettrico. perchè vive in centro a firenze in una casa col terrazzo. e inizio a pensare che il terrazzo è davvero molto comune tra certe persone fotografiche e forse quasi mi serve, come la sciarpina.
perchè picchio secondo me su questo terrazzo dice cose interessanti e butta l’acqua sulle piante.
perchè crede nella rete che non vuol dire pensare tutti uguale, ma saperlo che non si pensa tutti uguale, tenerlo presente. e restare collegati, agendo pure insieme, magari. e vuol dire tante altre cose in cui la parte centrale sono la condivisione e l’identità. ma questo lo dico io.
perchè in casa tiene appese un pò di sue foto grandi. e io no. ma nel senso che non mi piace appendere le mie foto. magari solo quella che ho fatto al lago con le luci. tutto sommato quella la posso appendere. adesso la appendo.
perchè picchio mi ha messo a dormire in una stanza che è lo studio ed è pieno di libri e coperte e il letto è pure comodo. perchè mi prende in giro appena mi vede per le cose che scrivo su questo blog. perchè picchio legge questo blog.

2 febbraio 2010

molto interessante

questo blog non è aggiornato da un pò per due ragioni. la seconda è che mi si è rotto il computer. il portatile. il mac. quello che avevo fortunosamente ritrovato dopo mille peripezie. evidentemente in quelle mille ce n'è stata una di troppo perchè ora come ora quando lo accendo vedo una serie di strisce verticali e poi il kernel panic che significa game over. hai finito di giocare. hai fitnito di fare il bellillo. sei fottuto.
visto che al momento non mi sento di scrivere alcun post che non sia sulle ultime vicende informatiche allora vicende informatiche siano. molto interessante.
l'altro giorno ero a firenze. piccola parentesi: credo che non ci sia stato nessun momento della mia vita in cui io l'altro giorno non ero a firenze. insomma ero lì e uso il mac con giovialità poi torno a casa di miriam e lei lo accende con giovialità e io propongo gioviale di vederci flash forward che è un telefilm, quindi piace a lei di default, però è del tipo che piacciono a me. almeno credo, perchè poi non l'ho visto. miriam si dirige da qualche parte nella rete dove è possibile vedere flash forward e fa tutto con estrema giovialità. sul letto, col mac sulle ginocchia. poi con una voce che aveva perso un pò della giovialità iniziale dice roberto. e roberto dice cazzo. e anche cazzo a quel punto dice cazzo, accorgendosi anche lui che non succede niente nemmeno dopo vari riavvii strategici.
il giorno dopo vado in studio dove provo a capire la malattia del mio mac con l'aiuto di amici fidati e soprattutto di un cavo firewire. il disco funziona, vedo tutto, backuppo tutto, mi sento più tranquillo e mi fumo una sigaretta. dopo riparo il disco, settori vari, permessi eccetera, sempre utilizzando il computer di uno degli amici fidati. poi non succede niente. allora mi fumo un'altra sigaretta e succede qualcosa. all'avvio successivo il mac si accende con la giovialità nella quale si era piantato la sera prima. come se niente fosse. e io sorrido e dico che bello. allora poi torno a casa di miriam e la sera riproviamo a fare tutto uguale. con ancora più giovialità, se è possibile. e insomma, alla prima scena di flash forward, quando quello che ha fatto shakespeare in love esce vivo da un'incidente mortale, rivelandosi subito come protagonista buono e invincibile della serie, si rompe di nuovo.
torno a perugia dove lascio il computer in assistenza da uno che il giorno dopo mi dice che è rotto. e mi chiedo com'è possibile che ci abbia messo solo ventiquattrore. magie dell'assistenza tecnica. allora penso che lo faccio aggiustare e a parte il fatto del costo e del tempo che io passo a cosumarmi dentro, mi viene alla mente che io tra due settimane sono già in danimarca. tra dieci giorni parto per milano. non esiste assistenza al mondo che mi guarda il mac, capisce il problema, si fa arrivare il pezzo, ce lo monta, si prende i soldi, il tutto in dieci giorni. faccio delle telefonate e mi confermano che no, un'assistenza di questo tipo ancora non è stata inventata.
mentre stamattina mi sentivo un pò vuoto dentro per tutte le cose che da quel giorno a firenze non ho più, mi chiama mio padre che si vuole cambiare cellulare e vuole prendere il touch-screen. mi chiede se lo conosco questo touch-screen. io rispondo non di persona, ma è un amico di amici. dice se voglio il suo vecchio cellulare che non usa più e io rispondo sì. poi chiede come sta il computer, che dopo le mille avventure di prima se ne interessa sempre più. e io tergiverso e poi dico che si è rotto. e allora mio padre inizia a fare quello che io definisco l'antipadre. cioè è quasi contento e mi spinge a comprarmene uno più grosso, più potente, più costoso, subito, adesso, ieri. cerco di frenarlo e lui cerca di accelerarmi, guarda non facciamo le cose affrettate, ma no che ti serve, sì ma non mi serve immediatamente, sì ma perchè aspettare, compralo subito che in fondo tu ci lavori, tutti i tuoi colleghi ce l'hanno, sì ma le cose vanno fatte con calma, ragionandoci, ma ci hai ragionato, più di così, non ti conviene aggiustare quello vecchio, compriamo il nuovo compralo subito. allora gli dico poi vediamo e lui risponde tanto i tuoi poi vediamo significano sempre no! e stasera mi ritiro all'ora che voglio io!
in conclusione mi informo, e per essere sicuro di ricevere un computer in tempo lo dovrei ordinare nei prossimi giorni, il prima possibile. ma diversi canali più o meno nascosti mi informano che in questi giorni è in atto un aggiornamento della gamma pro. sono sette otto mesi che non li cambiano e dovrebbe essere imminente. ciò vuol dire che se mi compro oggi un portatile lo faccio sapendo che sarà aggiornato tra una settimana e se pure aspettassi una settimana le consegne sarebbero sicuramente ritardate perchè si tratta di nuovi modelli. rischio quindi di restare a bocca asciutta in ogni caso.
oggi ho letto l'oroscopo di internazionale che dice: "toro - sei il signore e padrone di tutto quello che vedi! lo giuro su dio!". se fosse vero, se possedessi questo mondo, allora sicuramente me lo dimenticherei da qualche parte. e pure se certe volte mi va bene, in fondo sempre sfigato rimango. no, non è il caso, non me la sento di essere il signore di questo mondo. a proposito, il mazzo di fiori gliel'ho portato alla benefattrice etiope o eritrea non mi ricordo. ogni promessa è debito.

12 gennaio 2010

tutto il mondo è paesiello.


il nove gennaio duemiladieci è stata una giornata tra le più stressanti che ricordi. e alla fine qualcuno potrà sempre dire che ho scarsa memoria.

alle due e trenta di mattina riesco a trasformare il "ma sei scemo?" di miriam in un "poi mi sento in colpa" e quindi parto verso firenze in un viaggio di un'ora e mezza di nebbia. quando arrivo che sono le quattro mi sento tutto rintontito, ma non tanto per l'orario o la stanchezza, che anzi sono molto più sveglio di quanto lo sia stato di giorno, ma per la nebbia. guidare in autostrada vedendo a cinquanta metri, sempre dritto, un pò curva, ti rinsoglionisce come poche altre cose. senza considerare il fatto che a pensarci ti viene anche il panico. stai andando da qualche parte che non vedi per niente. lo sai che c'è perchè ci sei stato ma tu in realtà sei fermo. sei sempre nello stesso luogo largo cento metri quadrati con una striscia bianca a tratti che si muove tendenzialmente alla tua sinistra e un'altra ferma tendenzialmente a destra. poi magicamente ti trovi a firenze e ti dici che sei stato bravo a non pensarci troppo a questo panico del teletrasporto inconsapevole.
insomma arrivo a firenze nel cuore della notte per motivazioni che tutti più o meno possono immaginare, ma che soltanto qualcuno può indovinare. in ogni caso non si tratta di sesso. anche perchè miriam ha il ciclo. mi metto a dormire subito e mi sveglio ancora prima che sono le sette e miriam deve andare a lavoro e io dico vengo alle dieci e facciamo colazione insieme, lasciami il motorino e vai con la macchina. poi mi ributto con la testa sul cuscino e non dormo nemmeno cinque minuti fino alle nove.
scendo in cucina vestito e fa freddo come fa freddo in tutte le case di studenti ed è un pò buio come nella maggior parte delle case di studenti e soprattutto è silenzio. è sabato mattina e mi accendo una sigaretta ripensando alla questione della prima cosa che si assume durante la giornata. e un'italoamericana che ho conosciuto diceva che bisogna iniziare con un bel bicchiere d'acqua. tanta gente comincia col caffè. io non ho un'abitudine in proposito e questo sabato è capitata la sigaretta.
telefono a simone e gli dico se ci vediamo nel pomeriggio, che sono a firenze, che passo per un caffè a casa sua e lui dice avoglia. metto il computer nello zaino e penso pure che magari a simone gli faccio vedere qualcosa di nuovo ed esco col motorino. tutta la nebbia della notte prima non c'è più e nonostante piova io penso che quel motorino è proprio comodo. col parabrezza non accusi per niente l'inverno. poi realizzo che ho fatto proprio un pensiero da vecchio, guardo i tremila chilometri raggiunti da poco e mi inorgoglisco pensando ad altri numeri e ad altri inverni. sorrido e un pò accelero.
miriam lavora lontano. e questa è una frase che mi rimbomba in testa per tutto il tragitto, mentre cerco di ritrovare la strada per rincontrarla e finalmente parlare. almeno venti minuti. venti minuti e basta. bastano.
arrivo pure in anticipo, poi lei scende in strada e ce ne andiamo in un bar di un centro commerciale lì di fronte. mi precede e si vede che è un pò di casa, che ci va tutti i giorni, poi ordina un succo, un caffè e un cornetto vuoto. devo ancora capire la dinamica del cornetto vuoto. intanto ci dirigiamo ad un tavolo, lei ne sceglie uno vicino alla finestra. si vede che non lo sceglie mai a caso. dev'essere in una posizione "carina", non troppo isolato per potersi godere e far parte dell'atmosfera del posto, ma allo stesso tempo con la giusta privacy. io di solito l'unico tipo di comfort che cerco quando mi siedo a un tavolo è la sedia. nel senso se c'è o meno. perchè se non c'è non mi posso sedere e il tutto risulta un pò strano. intendo sedersi ad un tavolo senza sedersi. ah, naturalmente dev'esserci anche un tavolo, sennò non posso appoggiare il caffè. generalmente il primo che trovo va bene. purchè abbia almeno una sedia abbinata. ma quando sono con miriam di solito mi preoccupo di cercare un buon posto, perchè si vede che lei guarda in giro per una posizione "carina" e allo stesso tempo sta zitta perchè vuole che lo scelga io. ma questo succede spesso in pizzeria. qui va lei diritta al tavolo, forse è il suo solito tavolo, e io mi avvicino e dico vado a prendere il caffè e il succo al bancone. mi sento molto più rilassato di prima. poso lo zaino ai piedi della mia sedia e mi accorgo che è aperto. e dico come mai il mio zaino è aperto? cosa ci tenevo dentro? e poi non mi spavento affatto. mi capita spesso di perdere cose di vario valore e poi spesso ritrovarle, molti sono solo falsi allarmi. e soprattutto non è proprio possibile perdere un computer. come diavolo si fa a perdere un computer? come diavlo faccio io a perdere un macintosh? me nemmeno se hai dormito solo tre ore la notte dopo aver guidato nella nebbia, se la mattina sei salito sul motorino con lo zaino inconsapevolmente lasciato aperto, se piove e tu sei assorbito da tutti altri pensieri. nemmeno in quel caso puoi non accorgerti di un computer che ti casca da dietro la schiena. è impossibile. io non me ne sono accorto. è possibile.
a quel punto miriam va al bancone, io chiamo a casa per vedere se l'ho lasciato lì e naturalmente è inutile perchè ricordo perfettamente di quando l'ho messo nello zaino, allora vado al bancone pure io e dico che devo scappare e miriam ma nemmeno il caffè ti prendi? e io c'ho i nervi impazziti e afferro la tazzina e mi butto il caffè in gola. tutto d'un sorso. senza zucchero. la gente si gira a guardarmi incredula e miriam dice sei uno scemo mentre mi contorco per le ustioni.
tutto il tragitto verso casa non porta a niente. nemmeno i giri aggiuntivi. credo proprio che mi sia caduto quando sono salito sul motorino, lì in via paesiello, ma non c'è niente. metto degli annunci in zona, di cui uno proprio vicino ad un portone dove presumo si sia sfracellato il mac e la sua custodia tucano rossa rossa.
non succede niente e mi rassegno.
e più o meno mezzogiorno e mezza quando vado in questura. all'ufficio denunce ormai mi chiamano per nome e mi chiedono stavolta che ho perso. poi il tipo decide che è meglio fare la denuncia per furto, che è impossibile perdere un portatile in quel modo senza accorgersene. io dico tranquillo va bene e me ne torno a casa riflettendo sul fatto che nel giro di qualche ora mi sono messo in più casini che se aprivo un mutuo c'avevo meno preoccupazioni.
non è più possibile vivere senza computer. io non posso. scatto in digitale, dove le metto le foto? e le email? e tutto il mondo che devo rintracciare in qualche modo? e google? oh, google! aiutami tu! io lo so che tu avresti la soluzione anche a questo... "ritrovare macbook pro", ma non lo posso digitare da nessuna parte! dov'è la tua barra di ricerca? come faccio? me ne devo comprare uno nuovo, e quale mi compro? quello costa troppo, quell'altro è lento, quello è brutto. senza contare che c'ho perso pure diverse foto... tutto il lavoro dell'ultima settimana. sono paralizzato. non ci voglio pensare. devo pure andare a londra e non so nemmeno a che ora c'ho l'aereo domani.
torno a casa e dopo pranzo mi stendo sul letto. mi sveglia simone alle cinque passate che vuole sapere se vado da lui o no per il caffè e io fondamentalmente non ho nessuna risposta ma soprattutto nessuna scusa. come quando i carabinieri fanno le retate alle sei del mattino per coglierti impreparato, che non c'hai scuse pronte. che gli puoi dire solo la verità o al limite, tra gli sbadigli, di avvali della facoltà di non rispondere. io con simone mi avvalgo più o meno di questa facoltà, almeno momentaneamente, dicendo tipo boh, mi dispiace. poi più tardi lo richiamo e gli spiego.
il sonno pomeridiano mi ha fatto sciogliere tutti i nodi ai nervi delle ore precedenti. una sorta di stoicismo nei confronti dell'insuperabile accoppiata sfiga + capa di cazzo prende il posto delle preoccupazioni. l'importante è che c'è la salute, dice rocco.
questa storia finisce la sera stessa a casa di antonio, a perugia, che brindiamo a turno tutti insieme per un motivo diverso e io brindo anche al computer che è stato ritrovato. proprio lì sul marciapiede in via paesiello, accanto al parcheggio del motorino. una signora eritrea, lo ha raccolto la mattina, ha visto qualche ora dopo il mio annuncio sul portone e mi ha chiamato mentre stavo tornando in umbria. lo è andato a prendere miriam, sembra pure che funzioni.
io questa signora non l'ho vista. se è eritrea dovrebbe essere abbronzata. se è abbronzata è un'immigrata. se è un'immigrata è potenzialmente pericolosa. se è pericolosa dovrebbe essere in carcere o almeno allontanata dal suolo italico. ma se la allontanano a me chi me li recupera i computer sui marciapiedi? io me lo immagino solamente questo angelo nero che è venuto dal corno d'africa ad abitare direttamente in via paesiello solo per salvare la vita alla gente. mandato da qualcuno a colorare una via grigia, a portare multietnicità in una strada piena di fiat e a raccogliere computer con la custodia rossa rossa. evviva l'eritrea e tutti gli abbronzati in via paesiello. evviva la signora che quando torno a firenze le porto un mazzo di fiori. promesso.

28 ottobre 2009

problematiche. tematiche. natiche.


post 200. lo scriviamo in due. si è deciso di raccontare l'ultimo giorno in due pezzi diversi. senza leggerci a vicenda e senza dirci nulla. insomma siamo curiosi pure noi di vedere che abbiamo scritto...


io questo post mica lo volevo scrivere. è stato roberto. che comunque sta troppo più avanti di me.
miriam


insomma dice che devo fare le prove allergiche. in realtà non l’ha detto un camice bianco ma mia mamma, che a livello di competenze mediche nella mia scala di fiducia si trova fra il dottorino carter e doug ross*, nonostante le sue esperienze di medicina e chirurgia si limitino ad essere fidanzata con mio padre anche nei due mesi in cui frequentò a la sapienza i corsi base. poi spararono a uno e non andò più. dunque quello che dice la mamma per me è oro colato e se lei dice prenditi le gocce di gemmoderivati della lucilla satanassi io li prendo, e se mi dice di lavarmi i capelli con lo shampoo semplice (semplice, non normale) io la assecondo. ieri pomeriggio torno a casa e mi sento male, e non era la prima volta. chiamo la genitrice un pò spaventata per chiederle un consiglio pronto uso. intanto roberto si arma di borsa dell’acqua calda, mac, google e coraggio nonostante la nota ipocondria e cerca di scoprire nei meandri della rete se c’è una spiegazione ai miei mali. la supermadre ha sentenziato che in attesa di parere laureato con specializzazione devo eliminare latte e i suoi derivati e soprattutto tutti i cereali del mondo, perchè pare che se sei un pò roscia di capelli e con le lentiggini è più facile che possa emergere la celiachia.
addio a pane pasta pizza farro couscous biscotti. insomma, tutto.
ebbene, da ieri non ho perso tempo e ho trovato nel mais un valido sostituto. e le gallette soffiate sono le mie migliori amiche. sempre il caro roberto mi ha anche comprato i pop corn, che è sempre mais, e pure dei biscotti di mais con intorno il cioccolato fondente. sono buoni, però alla fine ti rimane questo appiccicume ai denti come quando ti restano i semini di poppi poppi attaccati in fondo perchè non sono scoppiati.
solo che ora ho un pò di dolorini di pancia. no, il mais, no.

* gli amici di e.r. capiranno


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come te nessuno mais.

roberto

miriam non si sente troppo bene e così decidiamo di tornarcene a casa prima. mi sento gonfia, mi fa male tutto un fianco, mi fa male il cuore. allora per stare più tranquilla, una volta a casa, decide di buttarsi sul letto e fare una telefonata alla madre per avere dei consigli generici. e visto che si trova piange anche un poco, così per sfogarsi, che in fondo si sono fatte le otto pure stasera. da quello che ho capito in questi anni la mamma di miriam è tipo dottor house. miriam le dice, ad esempio, c’ho il mal di testa, gli occhi gonfi e le doppie punte e la mamma analizza il tutto e poi le dice di comprarsi un nuovo shampoo, magari questa volta uno che profuma più di abete. io in genere non mi intrometto, anche perchè di solito funziona. certo bisogna imparare a convivere con certi inconvenienti (tipo la doccia invasa da decine di flaconi con sempre più abete dentro). ma in fondo poi ci si fa l’abitudine. di solito.
questa volta la diagnosi è stata celiachia. ma come celiachia? eh sì, potrebbe essere, sono i tipici sintomi di un’intolleranza alimentare. però non siamo sicure. per stare tranquilli elimino anche latte e derivati per tutta la settimana.
cazzo. ma in fondo la mamma non è proprio un medico medico. magari è il caso di non prendere troppo sul serio quello che viene fuori da una telefonata sul gonfiore e il fastidio di una parte generica del corpo. però poi lo so che miriam si tranquillizza quando la mamma decide le malattie, quindi basta, facciamo che è intolleranza al glutine, al latte e derivati e pure un pò ai pomodori maturi. vabbè non ti preoccupare, non è grave. in fondo tra tutte le intolleranze alimentari la celiachia è la più semplice da affrontare. oggi come oggi puoi avere una dieta praticamente regolare. c’è tutto per i celiaci.
e insomma sono ventiquattrore che stiamo provando una dieta priva della maggior parte dei cereali, del latte e di tutto l’indotto. ah, io sono sempre vegetariano. in pratica mangiamo gallette di mais e verdure.
e oggi prima di tornare a casa passo alla coop e chiamo miriam per capire che cosa posso comprare e che cosa invece posso solo desiderare. vedi che la pizza senza glutine l’hanno finita, sono di fronte allo scaffale per gli sfigati di stomaco. ci sono crackers di mais, biscotti vari, la pasta senza glutine e pure dei plum cake al cioccolato. eh, ma i plum cake sono preparati con lo yogurt, io non lo posso mangiare lo yogurt. ma tu che ne sai? sono sul sito della coop. vedo tutto. ho trovato una pagina dove mi dice tutto quello che posso o non posso mangiare ora che sono celiaca.
io dico ok un pò spaventato. attacco e vado a comprare delle patatine e i pop corn. vai con i pop corn! sì questi le piacciono un sacco e sono solo granturco scoppiato!
torno a casa dopo aver speso dieci euro per delle gallette, dei biscotti sfigati e due buste di schifezze. miriam vede i pop corn e io sorrido fiero. lei no. gira la busta e la mia espressione diventa dubbiosa, poi preoccupata, poi consapevole e poi dico che non lo sapevo, davvero, l’ho fatto in buona fede, per il film di stasera... dannata san carlo che mette il glutammato monosodico nei suoi cazzo di pop corn. però poi miriam controlla sulla lista coop che dice che i pop corn san carlo si possono mangiare.
e così ci stiamo abboffando di patatine, pop corn, biscotti secchi senza glutine ma con un sacco di cioccolato (fondente, che il latte non sia mai) e naturalmente una montagna di gallette di mais che sembrano stupide, ma sono un sacco buone.
in effetti c’ho pensato tutto oggi che infondo io una pasta me la posso mangiare da solo, una pizza con la mozzarella, pane e formaggio, latte e biscotti. ma si tratterebbe di farlo da solo e non c’è gusto. certe cose vanno condivise, sia pastasciutta che gallette. dopotutto si tratta solo di una settimana (poi miriam va dal dottore vero), posso resistere. miriammè, come te nessuno mais.

23 settembre 2009

23 settembre.

oggi è autunno. possiamo cominciare con la rivoluzione 2009/10.

17 settembre 2009

l'anno prossimo c'ho da fare.

stamattina erano le otto e in via cimabue a firenze, vicino la coop, ho visto una signora che telefonava in una cabina telefonica. ho pensato che erano almeno quattro anni che non vedevo una persona usare un telefono pubblico. a parte nei film. e mi sono chiesto a chi stesse telefonando alle otto di mattina con un telefono pubblico. da quanto puoi essere sveglio per trovarti alle otto in mezzo alla strada che ti scappa una telefonata? non ce l'hai un telefono a casa tua? e poi ho sentito che diceva che il duemiladieci sarà un anno terribile.

14 agosto 2009

femminiello.

sono le undici meno un quarto e io mi sa che sono sveglio da quattro ore e non ho più niente da fare. domani è ferragosto e quasi mi vorrei fare una passeggiata per firenze che magari mi ricorda roma l’anno scorso. l’anno scorso so stato a roma da solo a ferragosto. e io e roma abbiamo parlato e lei mi ha convinto che poi un giorno ci devo andare a vivere, non per sempre ma per un pò. roma è bella ma è caotica. allora io voglio andare a viverci tutti i ferragosti della mia vita. però comincio nel 2010 che adesso non posso.
secondo me le città non ci vogliono veramente andare in ferie. tanto devono comunque rimanere come sono, nell’attesa che tutto ricominci. e secondo me si annoiano a ferragosto, non si riposano. e io uguale. quello che dovevo fare l’ho fatto ed eccomi qui solo a casa di miriam a chiedermi se sono pronto. diciamo che credo di avere tutto dove dovrebbe essere e la televisione è accesa da quattro ore, cioè da quando sono sceso al piano di sotto che miriam era appena uscita e ho pensato cazzo è prestissimo vabbè magari mi vedo kuroshio sea su you tube. è bellissimo e lo è anche la musica e a momenti sembra tutto finto sembra un videogame invece sono squali belena e mante e due sub e la gente che guarda l’oceano finto. mi emoziono un pò. femminiello.
e sono quattro ore che dietro lo sterno cresce qualcosa di molle che sarebbe quando pensi alla partenza in modo positivo. è quando lo sai che è una cosa bella. che se l’avesse fatta un altro avresti rosicato e invece stavolta ci sei tu. e pensi che lì la luce è clamorosa, il sole è basso praticamente sempre e fa sentire bene le persone anche se poi si suicidano e la cosa molle cresce e si ammolla ancora di più grazie al sole basso. allo stesso tempo la cosa molle è il bene che vuoi a tutte le persone e cresce ogni volta che fai cose così. cose in cui cresci e c’hai più spazio dove mettere le cose e io spesso ci metto il bene per le persone. perciò sono rimasto scemo. e sai che al di là della scuola quando torni sarai uno con un pò di palle in più, giusto poche poche. magari quel che basta per sopperire al fatto che hai cose molli dietro lo sterno. femminiello.
il fatto è che non credo di essere uno che sa veramente come si va in danimarca. cioè io parto allo stesso modo indipendentemente dalla destinazione. lo zaino è lo stesso della bulgaria di aprile (in effetti è uguale da dublino 2002). l’entusiamo è come in germania. la curiosità è tipo l’andalusia. la testa è la stessa dell’america a novembre. la luce sarà un pò quella di edimburgo. la cagazza è nuova. effettivamente. femminiello.
ma di una cosa sicuramente non ho più paura: il volo. lo dico con sincerità, tranquillità e mentre lo dico mi gratto pure perchè il coraggio non c’entra nulla con la sfiga.
la paura di volare sembra se ne sia andata come se ne sta andando piano piano la paura di essere un malato terminale di tutto. l’attesa del decollo non è più così terribile. gli atterraggi sono tornati ad essere roba da poco e le turbolenze sono fastidi passeggeri che al limite possono indurre al bagno. ecco. in quel caso il terrore del volo si traduce immediatamente nel terrore di cagarsi addosso perchè ci si è dimenticati gli spiccioli a casa e non si può pagare il bagno che sugli aerei ryanair si paga a parte. ma stai scherzando? no signore sono due euro. ma io non sto bene. mi dispiace signore ma la porta si apre solo se inserisce il denaro. senta la supplico... se preferisce può usare la carta di credito. un incubo.
per fortuna c’è una soluzione per tutto. c’è per quando fa tanto caldo, per le zanzare in camera la notte, per un trasloco da fare che rimandi fino all’ultimo, per quando cerchi un cinema in puglia e ti ritrovi tra i cinghiali, per la tenda da campeggio non troppo figa, per quando devi correre a roma e hai perso il treno, c’è una soluzione persino per l’amarezza di lasciare un bilocale che in un anno è stato sempre più tuo e te ne accorgi solo quando togli i poster. figuriamoci se non c’è una soluzione per la cacca. femminiello.

7 giugno 2009

aspirina.

ieri finalmente tante persone hanno smesso di aspettare. l'attesa è finita. tutto quello che c'è stato prima, tutto ciò che è accaduto. vediamo come va a finire dopo tutto ciò che è successo fino ad adesso. tanto lavoro e tante incertezze. e così tutti gli interrogativi sono diventati esclamativi. la curiosità di tutte queste persone si è disciolta con frenesia come un'aspirina in un bicchiere d'acqua che poi quando finisce rimane l'acqua viva, stanca e soddisfatta. finalmente.

è uscito il nuovo terminator. terminator salvation.

contemporaneamente al primo spettacolo nei cinema, sotto un cielo che quasi quasi piove ma poi fa solo caldo, in una piccola stradina del centro di firenze, in una galleria un pò anni sessanta, viene inaugurata una mostra fotografica.
a cura mia, con foto mie e non solo (alcune di archivio), con i testi di domenico guarino, la mostra racconta i verdi del calcio storico fiorentino (fino al 18 giugno, galleria gadarte, via s.egidio 27r. andate di pomeriggio).
le foto sono state scattate l'anno passato. allenamenti e torneo. e poi ci sono i ritratti di quest'anno che sono la parte più bella.

il calcio storico fiorentino è una manifestazione, una lotta, una guerra e un rito. c'è la forza, l'orgoglio, la voglia di vincere ad ogni costo, la necessità di sopravvivere. un pò come in terminator.

1 giugno 2009

amare le pubbliche relazioni.

oggi dovevo essere a rignano sull'arno con venerandi che veniva a leggere qualcosa soltanto che poi non ha letto più niente che pioveva. e ha deciso di prendere il treno prima e non ci siamo più visti.
allora prima di sapere tutto ciò sono passato da terra futura che sarebbe un festival delle cose belle, delle cose come andrebbero fatte, delle buone pratiche, del sostenibile dell'equo, dell'eco. che poi è un festival caratterizzato da due cose: i bicchieri di carta usa e getta talmente biodegradabili che si sciolgono un attimo dopo il contatto con i secchi della spazzatura; e dal fatto che tutti i visitatori erano già perfettamente coscienti che se un bicchiere si biodegrada al contatto con la spazzatura vuol dire che il pianeta ci guadagna, lo spazzino fatica di meno, gli alberi sono contenti, gli arabi un pò meno e forse ti passa pure la voglia di bere l'acqua che poi da qualche parte dovrai pure pisciare e sembra quasi brutto. e questa coscienza rendeva il festival anche un pò inutile e in alcuni casi dannoso per la vescica.
insomma tutti erano vestiti larghi e comodi ma non c'era molta gente che pioveva e forse quelli coi vestiti in cotone biologico biodinamico bioalternativo sono rimasti a casa che non si sa mai con l'acqua...
arrivo allo stand del cospe che è grande grande con dei sacchi di iuta per terra con dentro dei volantini di carta riciclata, dei bidoni tipo di petrolio ma colorati e un sacco di manifesti alle pareti. saluto giulia che mi da subito babel, un magazine edito da loro sul quale è stata pubblicata una mia foto. purtroppo non riusciamo a pagare compensi per la pubblicazione, ma sicuramente inseriamo il tuo nome e se vuoi il sito. curioso cerco la foto e la trovo, quasi mezza pagina, bella figura, bianco e nero, un pò scura ma quello sono io, roberto boccacino... boccacino? il mio nome gratis si scrive sbagliato. poi saluto pamela che si scusa per l'errore e le dico non fa niente, che è un piacere collaborare con babel e che sono sempre disponibile.

30 marzo 2009

la mostra di lochness.

è arrivato il momento di una nuova sfida: martelive ha selezionato il sottoscritto per esporre al lochness club di firenze il due aprile prossimo in occasione di un evento/aperitivo/contest/esposizione. avrò una parete a disposizione per attaccarci uno o più capolavori, a mia discrezione (mi sa proprio che porterò qualche foto americana). parteciperanno alla serata un nutrito numero di critici/giornalisti/galleristi/espertoni/appassionati che, da come ho capito, mi decreteranno vincitore premettendomi di accedere alla selezione finale di roma. poi non ho ben chiaro che si vince. ma tanto l'importante è partecipare.
naturalmente l'invito è esteso a tutto il mio fan club. non conosco il locale ma credo che, anche se stretti, ci stiamo tutti...

15 marzo 2009

continuo a fotografare il cielo.

i gabbiani li puoi trovare a centinaia di chilometri dal mare. firenze ad esempio. purchè ci sia un inceneritore convertito a deposito di monnezza.

1 febbraio 2009

esercizio numero uno.

quando vuoi bene ad una persona passi sopra anche al fatto che mentre sei bloccato nel traffico ad ascoltare canzoni alla moda lei passa il tempo a parlare di cose che dimenticherà subito dopo. e l'altro giorno erano le otto di mattina e cercavo parcheggio e ho trovato la luce sui palazzi che ci rassicurava riguardo ad un inverno poco convincente.

11 ottobre 2008

può soltanto andare meglio.

la certezza che il futuro riserva un futuro.
l'assenza di certezza che il futuro riserva un futuro.
la certezza che il futuro non riserva un futuro.

(il tutto andrebbe letto con vena ironica. cercasi credibilità.)

17 settembre 2008

21/a

negli ultimi due giorni mi è capitato di fare un trasloco. è successo che, per una serie di vicissitudini, mi sono innamorato e ho deciso che bla bla vado a vivere a firenze bla.
quando entro a casa di miriam, casa vecchia, noto due cose. la prima è che puzzo più del solito, la seconda è che puzzo di morto.
la prima stanza a destra è una sala comune, adibita a sala comune, nella quale miriam ha temporaneamente sistemato la sua roba, quella da portare via, la materia prima del suo trasloco. il tutto è sistemato e impacchettato in trentasette cartoni delle dimensioni approssimative di 15x20x20 cm, che forse sono un pò scomodi, ma sono davvero molto carini, tre trolley di varia grandezza, una serie di buste, e naturalmente undici o dodici oggetti dell'ultimo momento, tipo due calici di cristallo, da portare a mano in modo pratico. ogni pacco è stato riempito in maniera eterogenea con oggetti, vestiti e cibo provenienti da ogni stanza o zona della casa, affinchè ogni pacco sia autosufficiente, autonomo, irriconoscibile e impossibile da destinare.
dopo esserci procurati i permessi per entrare con la macchina nella ztl 3, dove viviamo, iniziamo a portare roba in quello che sarà il nostro nido. o trincea. il posto è davvero carino, molto centrale, arredato bene, sfizioso. si tratta di un piccolo bilocale al piano terra, di un "vascio", o come dice una mia amica di milano, di un'abitazione "alla meridionale".
dopo tre viaggi in auto a sedili abbassati il bilocale era colmo, o almeno così mi sembrava. poi miriam dall'alto della sua pratica femminilità mi ha istruito sui mobili all'interno, descrivendomeli come cavi ed in grado di ospitare almeno parte delle nostre cose. ho voluto crederle. e così abbiamo iniziato a sistemarci in via giusti 21/a, firenze. il cap ancora non lo so.

dopo dieci minuti io avevo finito di inserire per la terza volta tutte quante le mie nove magliette nella mia parte di armadio. miriam stava contando le paia di scarpe che non avrebbe mai messo.
tra le cose ritrovate nella mia attuale casa l'unica che ho tenuto è stato zanza-stop. ha la forma di un telecomando per cancelli elettrici, con un pulsante sul lato. lo accendi e lui grazie alla tecnologia cinese, o tedesca, o americana (tanto tuttettrè affondano le radici nell'esigenza umana di cazzate) emette degli ultrasuoni ecologici, puliti, senza effetti per l'uomo, che infastidiscono le zanzare che ti si avvicinano, dissuadendole dal pungerti. ha anche una pratica clip che ti permette di attaccarlo alla cintura e portarlo sempre in giro con te. ogni tanto lo accendo, quando vedo che è ora di cena e le zanzare iniziano ad avere fame. effettivamente sto coso lavora. adesso le zanzare invece di ronzarmi intorno ballano.

abbiamo finito da poco di distribuire la roba all'interno dei 40 mq a nostra disposizione. quasi. e mi è tornata voglia di rileggere marcovaldo.

stasera abbiamo cenato alle undici. prima eravamo all'ikea, ma quella è un'altra storia (troppo facile). tomini alla menta, insalata greca, pane fatto da me oggi presto e spumante brut ferrari. nei calici di cristallo portati a mano ieri mattina, quando puzzavo più di adesso perchè mi sbagliavo.

9 settembre 2007

col senno di poi...

insomma stavo pensando che un romantico è tale a prescindere dalla tecnologia. o meglio che la tecnologia non è affatto romantica. e uno può dire: grazie tante. prego.
i fiori appassiscono, seccano e puzzano, ma sono un regalo romantico. una lettera scritta a mano è una cosa romantica, anche se resta incastrata sotto uno scaffale delle poste italiane senza mai arrivare a destinazione (l'importante è che l'hai scritta a mano...). guardare le stelle è romantico. guardare un tramonto è romantico. guardare entrambe le cose contemporaneamente è romanticissimo ma inverosimile. stare a parlare in riva al mare oppure lungo un fiume è romantico. i ponti sono romantici (e ultimamente soprattutto la combinazione ponti+lucchetti). perdersi con la macchina la domenica pomeriggio è molto romantico anche se spendi un sacco di benzina. sembra che tutte le cose romantiche coincidano con il vecchio, col passato, con i sapori di un tempo, che qui una volta era tutta campagna.
ma l'altro giorno mi si presenta una cosa sullo schermo che ho pensato subito al romanticismo.


si possono inviare email a chi si vuole, e queste verranno consegnate soltanto nella data futura da noi indicata! nel futuro! si! la cosa ha molteplici utilità... autoricordarsi di fare qualcosa (anche detto promemoria); descrivere un momento della propria vita e trovarsi una sorpresa tra dieci anni; dire a qualcuno "te l'avevo detto" in anticipo però quello lo legge dopo che ha fatto il guaio che prima non vale (questa è bellissima); e soprattutto mandare lettere d'amore che nel 2025 chissà che cosa vorranno dire, chissà se sono ancora vivo, chissà con chi stai, chissà se ce l'ho fatta anzi ce l'abbiamo fatta, chissà se si chiamava amore.
il romanticismo tecnologico dunque esiste, peccato che per il momento non permette di allegare foto...