c’avevo la sindrome del foglio bianco. che è quella cosa che ti viene quando ti senti in dovere di scrivere, però sembra che tu quasi quasi non abbia niente da dire. e invece io ero sicuro che c’avevo qualcosa da dire solo che dovevo trovare un modo di uscire fuori questa cosa del foglio bianco davanti.
cambio il colore del foglio e provo a scrivere su uno sfondo tipo verde petrolio. che in realtà è bello e non stanca nemmeno la vista. non sono sicuro sia verde petrolio, potrebbe essere grigio in effetti. o nero, che mi sembra più coerente col petrolio. il petrolio da come so io è nero. al limite la benzina è verde, non il petrolio. c’è confusione con i colori nel mondo, lasciatevelo dire. voi che li vedete per bene gli date i nomi in maniera un pò troppo creativa. verde acqua? rosa pesca? e poi bianco sporco, che non è per niente un colore, è una scusa.
insomma nonostante la geniale soluzione del verde petrolio, il foglio rimane sempre vuoto e io continuo ad aver bisogno di un’idea.
decido di andare a firenze. la strada da perugia a firenze è sempre stata un percorso fonte di pensieri e desideri. sarà sicuramente un buon metodo per risolvere il problema.
arrivo e incontro gli amici. che sei venuto a fare? a scansionare dei negativi! mento. non posso dire a nessuno che vado a firenze perchè ho un blog, sennò non funziona.
ah, dicono gli amici. quali negativi? questi qui tutti sottosviluppati dell’america coi bambini?
sì, però si dice in via di sviluppo, cafone.
poi si esce e si mangia. si torna e si dorme. ci si sveglia e si parla.
a firenze questa volta non è successo niente. ci vado tranquillo, ci sto tranquillo, e soprattutto ci torno tranquillo. roba che penso ma vuoi vedere che veramente sta cambiando tutto? ma com’è possibile? non mi è caduto nemmeno un fulmine sulla macchina? ma vuoi vedere che è tutta colpa di renzi che davvero cambia le cose? però non è che poi mi posso mettere a scrivere di matteo renzi che mi sembra banale scontato e poco interessante. eccolo il blogger conforme al sistema che è tornato in italia e parla dell’italia e scrive un post sul sindaco di firenze che ha cambiato una città e gioca tutto sul doppio senso personale che cercava di mettersi in situazioni confuse e non c’è riuscito e poi anche basta. boccaccino, basta con questa storia di te e di firenze e dell’arno e di pontassieve e del lampredotto e di fiesole e degli uffizi e delle consonanti aspirate a caso. basta. che già firenze è ridondante di per sè, come concetto. cioè uno pensa a firenze e già gli basta. già lo sa dove si va a finire. non c’è spazio per l’immaginazione. uno fa una conversazione e poi qualuno caccia firenze e generalmente finisce che si cambia discorso. un posto saturo di sé stesso. poi figurati, boccaccino, se è il caso di sommare la ridondanza di firenze con la tua. sei ripetitivo. boccaccino, scrivi un post sugli americani. scrivi un post su new york. scrivi un post sugli aeroporti, che ti viene bene. lascia stare firenze. fidati. e come sempre quando penso a queste cose mi distraggo, prendo l’autostrada a scandicci, non so come, e me ne pento.
sulla via del ritorno realizzo con tristezza che la firenze-perugia, la classica, la più grande risorsa di ispirazione per blogger, è ormai diventata solo una cosa da turisti, da gente con la moleskine vuota. il tratto dove tutto prendeva forma, dove veniva digerito ed elaborato l’impossibile, sembra solo un pezzo di autostrada molto conosciuto. penso quasi che non è più quella di una volta, che non funziona più. l’unica idea che mi è viene, così a caso, è la storia di una ragazza che in una sera d’inverno sta a casa e si fa una camomilla. perchè è inverno e fa tanto freddo, come in tutte le case dove ci vive gente di ventisei anni. ed è un giorno in mezzo alla settimana, di quelli che la sera ti metti al computer e ti bevi qualcosa di caldo e non vuoi sapere niente, solamente vedere internet che ti scorre sotto gli occhi in verticale. e ti fai una camomilla che è la tisana per eccellenza, quella anti-freddo, quella che ti concilia il sonno, quella decongestionante, quella depurativa. magari ci metti pure un pò di miele. e magari accendi pure dell’incenso. e una stufetta. e la musica calma. e nel bel mezzo di quest’atmosfera super facile la ragazza in questione urta la tazza che si frantuma sulla scrivania che si allaga di brodaglia decongestionante e tutti i fogli si inzuppano di sonno e le penne affogano in una diuresi mielosa e lei di istinto mette in salvo il computer. almeno quello. ma bestemmia uguale.
in cucina prende un rotolo di scottex e inizia ad asciugare tutto e si accorge che si è anche scottata un pò e dice cose tra i denti passando la carta su e giù con due mani. quando si rimette dritta fa un respiro di quelli di quando hai finito un lavoro. magari stava pure iniziando a sudare, non certo per la fatica ma per il nervoso. va in bagno e butta tutto nella tazza dicendo vaffanculo camomilla di merda. e la camomilla di merda a quel punto decide che è troppo. che in fondo colpa sua non era. che va bene tutto però poi c’è un limite. al diavolo il potere decongestionante e lo scorrere allegro dei liquidi. la tonnellata di carta infusa di tisana e miele diventa un’appallottolamento di stizza e vendetta. si blocca tutto. la tazza s’intasa. straborda. poi non so più come finire perchè valeria mi ha raccontato fino a qui, pregandomi poi di non scriverci niente.
insomma mi viene solo st’idea di questa camomilla rilassante che poi invece ti fa passare una serata terribile. però non mi sembra una grande idea. e poi mi è stato esplicitamente chiesto di lasciare perdere. e la firenze perugia era quasi finita. niente di niente.
e poi invece, mentre correvo tra passignano est e torricella, vedo dei lampi. e penso autovelox, multa a casa, punti da perdere, madre da convincere a immolarsi per la decurtazione, padre da convincere che io in realtà non stavo correndo, è che c’era vento.
e invece, con mia grande sorpresa, niente lampi di rimprovero. niente ammonizioni da parte di quel dio che si chiama sfiga e che spaventa gli uomini con certezze professate in un mondo di probabilità. fuochi d’artificio sul lago trasimeno. e l’effetto è un pò come vedere dei fuochi d’artificio sul lago trasimeno. d’inverno. dopo che aspettavi da ore che succedesse una cosa qualunque. insomma un’effetto abbastanza scontato, tanto che all’inizio non ho capito cosa volessero dire.














