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22 luglio 2010

l'astrofisica dei quaderni.

nella nebulosa del cancro c’è una stella del quale non mi ricordo il nome, o forse non me lo ha detto, e questa stella è una pulsar. anzi ex-stella, perchè da come ho capito queste pulsar erano stelle che poi hanno finito la benzina. e quando una stella finisce la benzina esplode in una supernova. e già qui avrei voluto fermarla e dirle aspetta. riflettiamo su sta cosa della supernova. una stella, che già di per sé mi sembra qualcosa di piuttosto energico, muore. vabbè facciamocene una ragione. però quando muore che fa? quando finisce tutto quello che c’era da bruciare in giro che fa? invece di spegnersi, come tutte le cose che muoiono, esplode. che l’esplosione è proprio una cosa contraria a quando uno finisce la benzina. è proprio una cosa americana l’esplosione. proprio alla rambo. e poi è anche vero che gli americani quando uno muore fanno la festa. e nel caso delle stelle questa supernova, visto il nome, suona molto festa anni settanta. mi immagino pure la palla con gli specchiettini al centro del soffitto.
in ogni caso non l’ho interrotta, e lei ha continuato.
insomma quando una stella collassa in una supernova (bum. disco.) poi può diventare una cosa inerte e ferma che non irradia più niente, oppure se c’è molta forza di gravità in giro diventa un buco nero e sono cazzi. oppure, sempre da quel poco che posso ricordare di astrofisica conosciuta seduto per terra dietro un banchetto che vende artigianato, la stella diventa una pulsar, cioè una stella di neutroni. e lei dice stella di neutroni col tono di chi vuole farmi capire meglio. e io dico certo, stella di neutroni.
insomma questa pulsar che si trova nella nebulosa del cancro è una cosa meravigliosa perchè ha un diametro di trenta chilometri e gira su se stessa trenta volte in un secondo. e io mi sono emozionata quando l’ho letto stamattina, fa lei. perchè trenta chilometri sono da qui a perugia, cioè è una distanza vera, una di quelle che io le conosco, le vivo. cioè io nemmeno me lo ricordo quanto è il diametro del sole, sarà una cosa infinita. ma poi nemmeno me ne frega troppo. e invece questa ex-stella qui è una cosa piccola, che bene o male in macchina te la fai in una mezzoretta. però intanto ci tiene ad essere importante e sta lì in mezzo ad una nebulosa intera e gira piccola piccola e velocissima. e ha più massa del sole. un tipo tosto insomma. cioè alla fine non è mica solo un sasso di trenta chilometri anonimo e inutile. è una stella di neutroni, un corpo celeste a tutti gli effetti. ti piacciono i corpi celesti? a quel punto mi sento in dovere di svelarle che sono una sottospecie di daltonico. e di conseguenza. lei sorride e parliamo di sciarpe e pashmine.
ed è più o meno così che è passata la serata con una ragazza che costruisce quaderni.

15 giugno 2010

italia - paraguay (1-1).

scrivi di musica.
mmm… cioè mi piacerebbe pure ma non mi sento in grado… no no, non è serata.
su, scrivi di musica che poi alla gente gli piace.
no, guarda, di musica no. poi la gente giudica. cioè già giudica sempre. poi se si deve mettere a giudicare pure i miei giudizi… meglio che lasciamo perdere.
ce l’ho! scrivi dei mondiali di calcio.
cioè o musica o pallone? ma mi hai preso per nick hornby?
ti piacerebbe.
sì un pò sì. cioè mi ricordo che mi piacque al tempo. però non l’ho più riletto che ho deciso che non li rivoglio rileggere i libri che mi sono piaciuti perchè possono solo farmi stare peggio di prima e io sto bene, ma veramente sto bene e ne ho pure un bel ricordo, cioè quel libro l’ho letto, l’ho finito, mi è piaciuto e non ho nessuna intenz… non voglio assolutamente scrivere dei mondiali.
ma perchè no? funzionano alla grande, tanto di attualità, scrivi una cosa su quanto la formazione italiana è stata, che ne so, così poco concreta nello sfruttare le risorse a sua disposizione, insomma fai una cosa tecnica. oppure scrivi della gente che impazzisce ai mondiali, il pubblico, la capitale del sudafrica, le emozioni del mondiale scorso, una cosa un pò di colore…
ma che mondiali… ma mi ci vedi? salve, le mie esperienze calcistiche più intense le ho avute da ragazzino quando i miei amici mi chiedevano lo zaino per farci il palo in cortile, e oggi, con la forza di quelle esperienze e di mille altre prive di ogni interesse sportivo, parliamo proprio del giuoco del pallone… come suona? bello eh?
beh, allora di che scrivi?
ma che ne so, potrei scrivere di cucina, del fatto che mi sono scordato come si cucina.
ma per piacere. scrivi dei mondiali, almeno per le partite del girone di qualificazione che sono partite sicure, nel senso che le giochiamo di sicuro.
ma no, non è proprio cosa, non so nemmeno la formazione, veramente… meglio che faccio altro, poi sta storia della cucina c’ha vari risvolti, cioè che si ritorna indietro, si regredisce, che mi sono addirittura dimenticato come si fa la spesa e oggi ho comprato una mozzarella a quattro euro...
ma chi cazzo se ne frega della tua mozzarella! scrivi qualcosa che si legge per bene, che ti porta gente, che la gente sorride e legge cose alle quali si sente vicina. e oggi la gente si sente vicina a una ventina di tizi che stanno in albergo tutto il tempo e ogni tanto, tra un poco di pane e nutella e una bottiglietta di acqua fresca, si vanno a fare una partita a pallone! basta, decido io: scrivi dei mondiali!
i mondiali...
e mi raccomando fallo bello che bisogna sfruttare il volano di queste partite. cioè qui tutti usano sta cosa per fare soldi, tutti a parlare di mondiali, a vederli a consumare e farsi consumare e pure tu adesso ti metti e scrivi una cosa bella sulla partita dell’italia e attiri un sacco di visitatori. daje…
daje… ma come cazzo parli? ma che sei stato a roma di recente?
forza! che sono quasi tremila caratteri di niente fino ad adesso e gli altri blogger a quest’ora già stanno collezionando commenti su chi è stato l’uomo partita.
ma vedi tu… allora.
stasera l’italia è scesa in campo contro il paraguai che onestamente non c’ho nemmeno voglia di controllare se in italiano si scrive con la y o no. fatto sta che era la partita di esordio di questo mondiale e il nostro girone è molto semplice e nonostante questo pare che abbiamo pareggiato. ha segnato de rossi che è un calciatore della roma, un centrocampista offensivo. il portiere paraguaiano era permaloso e se l’è presa. e quando ha segnato non si è capito niente e io stesso mi sono alzato in piedi e ho urlato con tutto il fiato goool e poi tutti si sono scambiati un segno di pace. eravamo ai giardini del frontone a perugia, dove avevano montato il cinema all’aperto e stasera davano la partita. all’inizio il proiettore non funzionava e c’era questo disappunto generale. tanto che noi ce ne siamo andati e il primo tempo l’abbiamo visto lì vicino, in un bar dove ci eravamo fermati a fare aperitivo poco prima. e in effetti è un bar che offre un aperitivo molto eterogeneo. ci sono tante cose, niente di eccezionale, ma c’è varietà. del tipo torte e tartine variamente gustose, parmigiane, pomodori infornati con una cosa gratinata sopra, pasta alla sorrentina, insalata di farro, altre cose a base di carne che onestamente non mi ricordo. e guardando la varietà e la semplicità del tutto pensavo che io in realtà ormai mi sbaglio a fare pure un piatto di spaghetti. che mi viene male pure quello. che prima osavo pure di più, e mi ricordo che qualcosa di buono veniva pure fuori, ma adesso ho perso lo stimolo. a cucinare dico. ma secondo me è un fatto sociale. che sto spesso da solo e non mi va di perdere tempo per me solo. oppure è capitato che ero dai miei e non cucinavo comunque io. e questa diseducazione avanzante si vede anche in altre cose, più o meno direttamente correlate alla cucina. tipo oggi ho comprato una mozzarella dal pizzicagnolo sotto casa (pizzicagnolo = gioielleria alimentare; sotto casa = sotto casa di qualcun altro) e sto stronzo mi ha chiesto quattro euro. e io, che evidentemente sono anche peggio, glieli ho pure dati. insomma è proprio una mancanza di sensibilità culinaria, una perdita graduale direi. e c’è pure gente che se ne approfitta.
comunque, concludendo, a me la partita non mi è piaciuta.
sei un cretino.
grazie.

12 maggio 2010

definitivamente.


sono reduce da una doccia definitiva. non nel senso che puzzavo molto, o almeno non è quello il senso principale, ma proprio una doccia dove si definisce qualcosa. a dirla tutta io di docce definitive ne faccio spesso, come pure di addormentamenti e naturalmente di sedute biologiche. e durante questa doccia definitiva sono successe due cose che vale la pena raccontare. la prima è che ho usato un bagnoschiuma che ho rubato a casa, prima di partire. questo bagnoschiuma ha il flacone bianco e morbido, liscio. e su in cima al flacone c’è scritto dove e poco sotto qualcosa come pelle bellissima. io ovviamente quando l’ho rubato non lo sapevo che cos’era, e invece adesso mi ritrovo con un preparato miracoloso che fa avere la pelle bellissima. e lo vendono pure al supermercato. e mi è venuto in mente che per scriverci pelle bellissima loro devono fare degli studi, per dire la verità, perchè non possono dire pelle bellissima e poi invece è solo bella o peggio ancora è pelle apprezzabile o piacevole. cioè dev’essere pelle bellissima e proprio col superlativo assoluto sottoscritto dal padreterno (che è l’unico che può sottoscrivere un superlativo assoluto). insomma pensavo a questa cosa di rilevanza teologica, tra l’altro basata su qualcosa che di base non esiste, perchè solo forse c’è scritto pelle bellissima (molto più probabilmente c’è qualcosa tipo più delicata o profumatamente giovane, ma tanto per me vuol dire sempre femmina e quindi non lo compro), insomma mentre pensavo a questa cosa del padreterno e dei superlativi assoluti mi è venuta in mente la seconda cosa, lo zafferano.
che la settimana passata sono stato molto più altrove del solito, ma sempre in umbria. e in umbria ho incontrato silvana che è una signora che vive in un posto che non esiste e coltiva lo zafferano. un posto per esistere ha fondamentalmente bisogno di un percorso che permetta di raggiungerlo. e questo posto non ce l’ha. voglio dire ha una strada sì, piena di curve e che arriva da lontano, ma tu fondamentalmente in questo posto non ci arrivi. ti ci ritrovi.
e io mi ci ritrovo con antonio che quando siamo lì inizia ad assomigliare a benigni, mentre io mi arrogo il diritto di essere troisi.
e silvana ci racconta che lo zafferano è una cosa magica, che non si può spiegare, che c’è tanta storia e tanta teoria ma lo zafferano decide da sè. come guidato da logiche sue, divine, quasi irragionevoli. fondamentalmente basta piantarlo, e il posto dev’essere quello giusto. lì devi essere bravo perchè se lo pianti dove dici tu lui non diventa. e insomma una volta che lo hai piantato te lo dimentichi lì, anche sotto la neve, e quando è tempo te ne ricordi e vai a raccogliere i fiori che sono viola, o azzurri, o ciano (tanto per mettere in difficoltà anche l’immaginazione di chi ci vede bene). e quando vai a raccogliere i fiori ci devi perdere tutto il tempo del mondo perchè sono delicati e gli tiri via gli stimmi che sono rossi e non sono gialli come pensavo e poi una volta che li hai fatti anche tostare un pò, al punto giusto, li metti lì, in un barattolino. e una volta che li hai messi lì tu puoi considerare di avere lo zafferano e magari non lo sai, non te ne rendi conto, ma vale più dell’oro.
tutto il mondo intorno ha deciso che bisogna dare una data di scadenza alle cose e dice che lo zafferano scade dopo tre anni e invece silvana, che vive in un posto che non esiste, dice che lo zafferano non scade. che quando l’hai messo lì tu ce l’hai, vale più dell’oro, è magico, e tu puoi stare tranquillo. e ancora una volta te lo puoi dimenticare. e quindi passano i mesi che prepari pasta aglio olio e peperoncino e quando vai a prendere il peperoncino lo guardi, lo zafferano che è lì accanto, e non te ne curi molto. lui è lì e sai che poi quando ti serve lì lo trovi. e sembra che non ti serva mai, e quando lo usi e lo odori prendi solo pochissimi stimmi, tre a persona dice silvana. e passano le stagioni e lo zafferano non si arrabbia mai, continua a valere più dell’oro e continua ad essere magico e magari lo sposti pure per un trasloco, lo porti in uno scatolone, lo tieni da parte un sacco di tempo, lo perdi. ma se lo zafferano è quello vero, quello puro (nei supermercati generalmente, oltre ai bagnoschiuma pelle bellissima vendono solo bustine di curcuma e colori) lo zafferano più invecchia e meglio è. cioè tu puoi stare tranquillo che il profumo sarà sempre migliore, se lo zafferano è quello vero e puro e magico e quello che vale più dell’oro. che poi, pensavo sempre sotto la doccia, tutta sta storia per il profumo? che ci faccio io del profumo, dell’aroma? io ho fame! io uso bagnoschiuma per pelle bellissima! a che mi serve una cosa che la metto lì e quasi non me ne ricordo, né quando cresce né quando stagiona, che la vedo spesso ma quasi non me ne curo, che vive di vita propria, decide da sè, che come dice silvana è un mistero, che sta lì un’eternità e rimane lì e si fa forte, a che mi serve? poi ho ripensato a due o tre amici.