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21 ottobre 2010

una ed una sola.

quando devo arrivare in qualche posto generalmente mi piace chiedere indicazioni. anche se so dove sto andando. anche se lo so che la strada è quella. forse per esserne ancora più sicuro, o forse per dichiarare al mondo che ci sto andando. che così, pure se sono da solo, almeno un paio di persone lungo il percorso poi lo sanno che sto facendo. magari non gliene frega niente, ma una volta che gliel’ho chiesto non potranno mai più ignorare il fatto che esiste qualcuno che sta andando lì in quel momento. magari se lo scordano, ma in un certo senso è come se avessi passato un check point, segnato il mio passare in quel luogo ed in quel tempo. insomma succede qualcosa e non succede solo a me. è qualcosa che coinvolge due soggetti, due punti su un piano e con due punti ci puoi fare una e una sola retta. e questa retta è reale, è quella lì. non è soltanto una delle rette possibili tra le infinite rette che passano quando c’hai un punto solo. e questa cosa è importante. mica cazzi.

comunque la ricetta di oggi è questa: compra dieci birre in un posto dove costano due dollari. nove te le bevi. quella che rimane, prima di finirla, la metti davanti al flash. è scontato che se lo fai con la prima birra non viene niente.

14 aprile 2010

la apple è qualcosa che frutta.

io un post simpatico e un pò smaliziato lo volevo anche pubblicare, ma la nuova direttrice editoriale del blog mi ha sconsigliato di farlo. e io ho fiducia nella mia nuova direttrice editoriale, è per questo che l’ho nominata tale. e anche perchè mi serve un grande capo contro cui la gente si possa sfogare, con cui prendersela, per quelli che avessero visto lars von trier. insomma fa comodo poter dire non è colpa mia qualche volta. la mia direttrice editoriale è una bravissima persona nella quale ripongo tutta la mia fiducia solo che a volte si arrabbia. per esempio adesso, mentre legge queste righe, nelle quali apprende di essere una direttrice editoriale che può prendere decisioni importanti e scomode. ecco, adesso si arrabbia perchè si rende conto che è lei, capisce che sto parlando proprio di quando mi ha dato dei consigli, più volte, e io ho deciso che diventava il mio capo. ma è e rimarrà un capo in incognito, sia chiaro, che così la strategia dello scaricare le responsabilità viene più facile. e lei si incazza di meno (dai non ti arrabbiare capo, prenditi le tue responsabilità che così poi il post lo chiamo "il capo espiatorio").
fatta questa premessa, visto che in redazione si è discusso sull’opportunità o meno di pubblicare quel post smaliziato e poi si è propeso per la sua inopportunità, allora non mi resta che scrivere qualcosa di terribilmente noioso su quelli che sono i nuovi macbook pro. quelli appena usciti. quelli dell’attesa infinita.
la apple come tutti sapete è diventata un’azienda che ormai è un pò come la nokia. ma con più fruttosio. si è accorta che forse, invece di pensare differente, poteva spingere i suoi affezionati a pensare meno. il mercato le sta dando ragione. io no. che mi sento ricattato. io che non ce la faccio a lavorare diversamente ormai, mi siete entrati nel cervello e ho bisogno di un computer e voi mi volete vendere dei computer uguali a prima dai prezzi interstellari oppure, ancora meglio, mi volete vendere delle cose che servono a consumare e basta. e io in tutta onestà ci volevo anche consumare col computer, ma non proprio così tanto, un minimo sì, ma non esclusivamente consumare. cioè ogni tanto ci vorrei fare anche qualcosa di mio se voi non avete niente in contrario. qualcuno mi dirà che anche con l’iphone o con l’ipad io posso creare qualcosa. ma io non sono così convinto. cioè con l’iphone pure pure... me lo infilo in tasca e mi siedo a lavorare al computer. ma l’ipad proprio no. non saprei proprio dove metterlo.
eppure c’è la gente che vuole quelle robe lì e io che volevo solo un computer nuovo mi ritrovo a prendermi i vostri scarti. gli avanzi di tempo, di sforzi, di energie e creatività, di mettersi un pò lì a pensare a chi ormai non ne può più fare a meno della apple, allo zoccolo duro. che poi sta gente ci mangia sullo zoccolo duro. ci guadagnano di più a renderci insoddisfatti che altro... loro risparmiano e noi siamo ricattati a comprare qualcosa che non è esattamente quello che desideravamo, ma della quale non possiamo fare a meno. e mi viene in mente una grossa azienda che inizia per microsoft (per chi se lo stesse chiedendo finisce con corporation) che mi sembra abbia sfruttato un pò cupamente questa sua posizione dominante... e io delle analogie con la mela ce le trovo. non dico che la apple stia infrangendo alcuna legge per abuso di posizione dominante, ma solo perchè non esiste una legge di abuso di posizione dominante nella capoccia degli utenti. non è contro la legge, ma forse rimane disonesto. è vero, la mia è una scelta, ma è una scelta che arriva da un metodo e da una forma mentis digitale che mi è entrata nella testa e alla quale, vuoi perchè gli altri non sono stati così bravi, vuoi perchè io non sono così flessibile, ora come ora non riesco a fare a meno. pausa. e questa stronza se ne approfitta! come una qualunque ex-ragazza che ti ha lasciato lei! è vero che avevi fatto una scelta anche lì, all’inizio e nel tempo, ma se lei alla fine se ne approfitta è e resta una zoccola!

vabbè prometto che non scrivo più di queste cose. per chi fosse interessato ad approfondire la critica in una dimensione simile ma più profonda direi che può andare da venerandi. uno che capisce questo mondo molto meglio di me. e per mondo intendo mondo. lo potete trovare su tevac, dite che vi mando io.

2 febbraio 2010

molto interessante

questo blog non è aggiornato da un pò per due ragioni. la seconda è che mi si è rotto il computer. il portatile. il mac. quello che avevo fortunosamente ritrovato dopo mille peripezie. evidentemente in quelle mille ce n'è stata una di troppo perchè ora come ora quando lo accendo vedo una serie di strisce verticali e poi il kernel panic che significa game over. hai finito di giocare. hai fitnito di fare il bellillo. sei fottuto.
visto che al momento non mi sento di scrivere alcun post che non sia sulle ultime vicende informatiche allora vicende informatiche siano. molto interessante.
l'altro giorno ero a firenze. piccola parentesi: credo che non ci sia stato nessun momento della mia vita in cui io l'altro giorno non ero a firenze. insomma ero lì e uso il mac con giovialità poi torno a casa di miriam e lei lo accende con giovialità e io propongo gioviale di vederci flash forward che è un telefilm, quindi piace a lei di default, però è del tipo che piacciono a me. almeno credo, perchè poi non l'ho visto. miriam si dirige da qualche parte nella rete dove è possibile vedere flash forward e fa tutto con estrema giovialità. sul letto, col mac sulle ginocchia. poi con una voce che aveva perso un pò della giovialità iniziale dice roberto. e roberto dice cazzo. e anche cazzo a quel punto dice cazzo, accorgendosi anche lui che non succede niente nemmeno dopo vari riavvii strategici.
il giorno dopo vado in studio dove provo a capire la malattia del mio mac con l'aiuto di amici fidati e soprattutto di un cavo firewire. il disco funziona, vedo tutto, backuppo tutto, mi sento più tranquillo e mi fumo una sigaretta. dopo riparo il disco, settori vari, permessi eccetera, sempre utilizzando il computer di uno degli amici fidati. poi non succede niente. allora mi fumo un'altra sigaretta e succede qualcosa. all'avvio successivo il mac si accende con la giovialità nella quale si era piantato la sera prima. come se niente fosse. e io sorrido e dico che bello. allora poi torno a casa di miriam e la sera riproviamo a fare tutto uguale. con ancora più giovialità, se è possibile. e insomma, alla prima scena di flash forward, quando quello che ha fatto shakespeare in love esce vivo da un'incidente mortale, rivelandosi subito come protagonista buono e invincibile della serie, si rompe di nuovo.
torno a perugia dove lascio il computer in assistenza da uno che il giorno dopo mi dice che è rotto. e mi chiedo com'è possibile che ci abbia messo solo ventiquattrore. magie dell'assistenza tecnica. allora penso che lo faccio aggiustare e a parte il fatto del costo e del tempo che io passo a cosumarmi dentro, mi viene alla mente che io tra due settimane sono già in danimarca. tra dieci giorni parto per milano. non esiste assistenza al mondo che mi guarda il mac, capisce il problema, si fa arrivare il pezzo, ce lo monta, si prende i soldi, il tutto in dieci giorni. faccio delle telefonate e mi confermano che no, un'assistenza di questo tipo ancora non è stata inventata.
mentre stamattina mi sentivo un pò vuoto dentro per tutte le cose che da quel giorno a firenze non ho più, mi chiama mio padre che si vuole cambiare cellulare e vuole prendere il touch-screen. mi chiede se lo conosco questo touch-screen. io rispondo non di persona, ma è un amico di amici. dice se voglio il suo vecchio cellulare che non usa più e io rispondo sì. poi chiede come sta il computer, che dopo le mille avventure di prima se ne interessa sempre più. e io tergiverso e poi dico che si è rotto. e allora mio padre inizia a fare quello che io definisco l'antipadre. cioè è quasi contento e mi spinge a comprarmene uno più grosso, più potente, più costoso, subito, adesso, ieri. cerco di frenarlo e lui cerca di accelerarmi, guarda non facciamo le cose affrettate, ma no che ti serve, sì ma non mi serve immediatamente, sì ma perchè aspettare, compralo subito che in fondo tu ci lavori, tutti i tuoi colleghi ce l'hanno, sì ma le cose vanno fatte con calma, ragionandoci, ma ci hai ragionato, più di così, non ti conviene aggiustare quello vecchio, compriamo il nuovo compralo subito. allora gli dico poi vediamo e lui risponde tanto i tuoi poi vediamo significano sempre no! e stasera mi ritiro all'ora che voglio io!
in conclusione mi informo, e per essere sicuro di ricevere un computer in tempo lo dovrei ordinare nei prossimi giorni, il prima possibile. ma diversi canali più o meno nascosti mi informano che in questi giorni è in atto un aggiornamento della gamma pro. sono sette otto mesi che non li cambiano e dovrebbe essere imminente. ciò vuol dire che se mi compro oggi un portatile lo faccio sapendo che sarà aggiornato tra una settimana e se pure aspettassi una settimana le consegne sarebbero sicuramente ritardate perchè si tratta di nuovi modelli. rischio quindi di restare a bocca asciutta in ogni caso.
oggi ho letto l'oroscopo di internazionale che dice: "toro - sei il signore e padrone di tutto quello che vedi! lo giuro su dio!". se fosse vero, se possedessi questo mondo, allora sicuramente me lo dimenticherei da qualche parte. e pure se certe volte mi va bene, in fondo sempre sfigato rimango. no, non è il caso, non me la sento di essere il signore di questo mondo. a proposito, il mazzo di fiori gliel'ho portato alla benefattrice etiope o eritrea non mi ricordo. ogni promessa è debito.

8 dicembre 2009

thinkpad


39 ore che non dormivo. poi ho dormito. e stamattina mi sono svegliato che ero a copenhagen e mi sono reso conto che è quasi finita. studio matto e disperatissimo. il piccolo leopardi beneventano. ma ho consegnato tutto. il lavoro è bello e si chiama domani in lettone. e adesso mi posso godere la nullafacenza, che poi vuol dire lavorare ma con calma. se vedo obama gli faccio una foto, se non lo vedo forse è perche la sera prima ho fatto tardi e va bene lo stesso. mattia arriva tra un quarto d'ora alla stazione e io dovrei muovermi. ma questo computer della press room è troppo bello. ti fa proprio venire la voglia di scriverci. anche se vado di fretta e non mi posso concentrare a scrivere cose belle. però è un thinkpad e io ciò un debole per i thinkpad. adesso scrivo parole a caso. parole che leggo in giro. tanto per usarlo ancora un pò. info. lenovo. meet. broadcasting. conference. media center. people. sto cercando una parola italiana ma non la trovo. vabbè mattia, arrivo.

1 settembre 2009

fine primo round. (consigli suggerimenti commenti accetasi)

il primo frammento di scuola è quasi finito. domani è il mio ultimo giorno per adesso. poi si parte col progetto. ho già parlato di billund, la mia prima impressione. e quando si è trattato di proporre una storia io non avevo molto in mente e allora ho semplicemente iniziato a parlare e più parlavo più l’idea mi veniva e insomma ho detto che billund secondo me è un non luogo che vive tutto attorno alla lego. è isolato, sembra noioso, tutti lavorano per la stessa compagnia e a vedersi è molto danese. e mi sarebbe piaciuto fare qualcosa in danimarca. è qualcosa che io non ho mai visto prima, magari niente di speciale per uno che vive in questo paese, ma io quando ci sono stato un pò ci sono rimasto. e mi piacerebbe raccontare questo posto, questo stretto rapporto con la società che ha prodotto il toy of the century. magari pure in modo un pò ironico. e tutto questo l’ho detto dopo che altri avevano proposto storie in texas o sulle armi in finlandia o su una fattoria di disabili o su new york. e il professore e il fotografo del momento, kent klich, si sono guardati in silenzio e poi mi hanno guardato in silenzio e alla fine di questo silenzio che è durato all’incirca una ventina d’anni kent dice un italiano da solo a billund per cinque settimane? silenzio di un altra decade. ma è un’idea incredibile, meravigliosa. fallo! e io finalmente posso sostituire il mio sorriso di circostanza con quello vero.
e se la mia idea all’inizio mi è potuta sembrare qualcosa di piccolo e insignificante piano piano mi è cresciuta dentro, anche per l’appoggio di professori e compagni. un’idea semplice ma concisa che vuol dire che non è dispersiva, almeno all’inizio. che la posso fare in un mese. che so dove andare, dove fermarmi e in linea di massima con chi parlare. so che tipo di foto voglio fare e più o meno immagino come farle. ci credo. non ho mai avuto un’idea più concisa di questa ho pensato. cazzo.
e questo è stato anche il motivo per cui poi ho abbandonato (per il momento) idee alternative, più internazionali, più affascinanti, più costose, più aleatorie.
e i giorni dopo sono stati un rimuginare sulla forma del tutto e poi non so come ho pensato che non ho più paura di volare e allora voliamo. che sarebbe bello fare foto dall’alto, sarebbe bello giocare con billund come in passato ho giocato con le lego. e portare a casa un paragone inevitabile ma da un punto di vista evitato. il cielo. e poi mi è venuto in mente che tutto questo poteva essere un gioco e doveva sembrare un gioco allora ho pensato a vincent laforet che c’ha vinto un world press photo con questa tecnica che si chiama più o meno tilt-shift. vuol dire che giochi col piano focale dell’immagine ottenendo effetti ottici insoliti, uno dei quali è quello che vedete in alto. sembra un modellino. un giocattolo. ma è soltanto il giardino sotto casa mia dove se ci fossero bambini giocherebbero il pomeriggio. questo è il nuovo punto di partenza. billund come le costruzioni lego. uno però chiede si vabbè che fai ti noleggi un aereo? io rispondo sì, lo sai che faccio? mi noleggio un aereo! che paradossalmente qui, dove il biglietto dell’autobus costa quasi due euro e mezzo, farsi un giro turistico di una mezz’oretta attorno a billund in un aereo da turismo viene meno di trenta euro. a parte il fatto che quando ad ottobre torno ad aarhus a scuola ci vado in aereo, ho pure avuto culo, perchè il tipo che fa questi giri turistici per aria è una persona disponibile e accondiscendente (c’ho parlato oggi per telefono). e pare che abbia bisogno di foto per la sua società di giri turistici per aria, foto degli aerei, foto dei piloti, foto del mondo da lassù. una mano lava l’altra e tutti vissero felici e contenti.
per quanto riguarda la mia sistemazione lì pare che la lego sia solita ospitare i vari tizi che da tutto il mondo arrivano per lavoro a billund (dove l’aeroporto è stato fatto costruire appositamente dalla lego per i suoi affari) in alcune accomodation dedicate. gratis naturalmente. e qualcuno mi ha messo la pulce nell’orecchio che l’enorme disponibilità e affabilità dei danesi potrebbe manifestarsi anche per quanto riguarda me...
e con questo credo di avere ultimato i lati positivi e le belle aspettative.
d’altro canto.
non ho intenzione di realizzare un lavoro che si basi unicamente su foto fatte dall’alto. che sfrutti solo e soltanto quella particolare tecnica (anche se è molto d’effetto). voglio parlare con la gente, raccontare questi che fanno dalla mattina alla sera, anzi no dalla sera alla mattina perchè di giorno lavorano per la lego (sia chiaro non tutti lavorano direttamente per la lego ma l’indotto è grosso). voglio capire se vivono sul serio o se aspettano il giorno dopo per tornare a lavoro. voglio entrare nella fabbrica dove viene prodotto il mio giocattolo preferito. voglio andare alle partite di pallone dei bambini. voglio andare a legoland. voglio fare ritratti. e non ho la minima idea di combinare le due cose. modellini e non.
ci sono tutta una serie di problemi tecnici riguardo alla tilt-shift photography che non mi metto a spiegare ma in poche parole non ho l’attrezzatura per farlo, la scuola me ne presta una parte (una bella parte) ma poi comunque ci devo mettere del photoshop il che non è un problema per la scuola ma potrebbe esserlo per i giornali. magari ne parliamo con calma più avanti, tanto è una questione ancora in alto mare.
per quanto riguarda l’aereo ho bisogno di un permesso speciale per sorvolare la città. di solito loro volano ai margini per questioni di rumore e sicurezza immagino. quindi è possibile che salta tutto. non ho ancora idea di dove andare a dormire. la lego non ha la minima intenzione di rispondermi il che mette in crisi non soltanto la mia speranza di alloggio, ma anche i miei piani di azione per quanto riguarda le foto. e in tutto questo domani è sempre il mio ultimo giorno, c’ho vuol dire che da dopodomani sono effettivamente nel progetto.

oggi è stata una lunga giornata. siamo stati ad una mostra e stasera tutti a casa mia a mangiare pasta cucinata veramente male forse per gli ingredienti forsè perchè mi sto scordando come si fa. e ho appena finito di mettere a posto che questa casa hippy è piena di cose divertenti da vedere, spostare, rompere, suonare. e mi sa che è il caso che me ne vado a letto che domani dopo la scuola devo pure andare alla banca del seme più grande del mondo.

15 gennaio 2008

sigma 10-20

alla fine mi è sembrato inutile aspettare oltre tanto i soldi li avevo messi da parte e avevo deciso di prenderlo ormai. allora l'ho comprato. sono riuscito a trovarlo ad un ottimo prezzo su digitalfoto.it (risparmiando quasi 100 euro rispetto al prezzo fnac).
appena tornato a casa apro la scatolina e me lo metto subito a provare. so che ai più non interesseranno cose di questo tipo, ma io lo faccio per i meno...

caratteristiche tecniche:

Lens Construction

14 Elements in 10 Groups

Angle of View 102.4 - 63.8 degrees
Number of Diaphragm Blades 6
Minimum Aperture F22
Minimum Focusing Distance 24cm/9.4 in.
Maximum Magnification 1:6.7
Filter Size Diameter 77mm
Dimensions Diameter 83.5mm X Length 81mm
3.3 in. X 3.2 in.
Weight 465g/16.4 oz


le prime impressioni (dopo soltanto le prime prove, adesso esco e lo provo "on street". yeah!):

made in japan: mica in taiwan, china, vietnam, korea o pago veiano! solo prendedolo in mano già ci si accorge che è robusto e ben costruito.

luce: non molto luminoso, solo un f/4 di diaframma massimo, ma in giro non c'è niente di meglio in questa fascia (per quanto riguarda la luminosità). comunque soddisfacente, anche perchè il micro-mosso si nota davvero poco a certe focali...

grandanglorarità: ooooohhh! finalmente un po di spazio! come me lo aspettavo... 102,4 gradi di campo! certo non per tutte le occasioni, ma anche sì.

distorsioni: visibili a 10mm, molto contenute a 20mm. in ogni caso previste quindi gestibili (nel senso che se devo fare architettura per un giornale di vecchi mi porto un altro obiettivo).

dimensioni e peso: purtroppo è grosso e pesa pure, indice che ci hanno messo lenti di vetro vero è non è fatto di das, però l'ingombro di ste cose ogni tanto rompe davvero le scatole.

lenti: l'incisione mi sembra davvero buona, ma devo fare delle prove più accurate per essere davvero preciso. leggera vignettatura quando si usa la focale più ampia. a me piace!

conclusioni: veramente un ottimo vetro! e non costa nemmeno così tanto! in definitiva mi sembra davvero un bell'acquisto. almeno per il momento... speriamo bene!

12 gennaio 2008

anche stavolta la foto non c'entra niente col testo.

le associazioni di consumatori sarebbero da bruciare. tutte, credo. in fondo non sono altro che un prodotto del consumismo. aiutano e proteggono l'individuo nei suoi acquisti, accusando le varie aziende di non aver soddisfatto pienamente un bisogno che le stesse avevano creato nelle persone. è un cane che si morde la coda (ma non ci arriva e allora chiede a qualcuno di aiutarlo). il problema non è la pubblicità, è la mancanza di lucidità delle persone. la pubblicità non crea imbecilli, ma se ne approfitta. il prodotto va comprato perchè il tuo è vecchio e va buttato su una montagna di rifiuti. non leggo molto i giornali. leggo qualcosa. ma non mi sono mai imbattuto in uno che dicesse: "amici il problema dei rifiuti è che ne produciamo troppi". dove mettere quelli esistenti e quelli che verranno, a questo si pensa. non a diminuirne la produzione.
tutto questo a introduzione del fatto che mi voglio comprare una nuova macchinetta fotografica. :-)
mi sono convinto che mi serve anche se sto fotografando meno di sempre (e anche sempre di meno). si tratta della ricoh digital gr 2, una compatta "professionale" che userei tantissimo perchè entra in un taschino e la puoi portare ovunque e ha un sacco di cose che fanno felici un fotografo. non ultimo il design minimalista e spartano. una delle pecche pare sia il rumore ad alti iso, però molti dicono che appaia proprio come grana e quindi sia piacevole. da qualche parte ho letto che è fatta apposta per il bianco e nero proprio per questa sua caratteristica. alla fine non la comprerò finche non avrò la possibilità di fare delle prove. sulla carta sembra buona, ma sulla carta costa pure 500 euro abbondanti. che forse dovrei spendere per un più saggio grandangolo. o magari, più saggiamente ancora, dovrei ricominciare a fumare. lucky strike morbide (15 stecche a quel prezzo).

17 giugno 2007

night lab

attenzione: le foto che vedete non sono state lavorate digitalmente con nessun tipo di programma. si tratta di immagini che appaiono così come le ha catturate la macchinetta, senza post-produzione.

girovagando in rete si trova proprio di tutto. questa tecnica, della quale non credo di aver capito il nome, si basa su un principio vecchio quanto la fotografia: scrivere con la luce!
è molto semplice e banale ma l'effetto è proprio d'impatto. in realtà quelle qui sopra sono soltanto delle prove e devo comunque esplorare ancora a fondo le mille possibilità offerte da questo tipo di ripresa.
il gioco consiste nel mettere la macchinetta su un cavalletto, impostare uno scatto lungo (circa 20 sec.) ed illuminare con una torcia (se ha un cono di luce abbastanza stretto è meglio) il soggetto desiderato. il soggetto desiderato qui sopra è come sempre miriam che si presta ai vari esperimenti di un cretino. al contrario di quanto si possa pensare non è necessario che il soggetto sia sempre perfettamente immobile. l'immobilità è necessaria, infatti, soltanto per la parte illuminata dalla torcia, in quel determinato istante. in altre parole mentre sto illuminando i piedi la valletta (purtroppo non velina), la stessa è libera di girare la testa a suo piacimento.

l'effetto insolito è dovuto all'illuminazione che può arrivare da più punti contemporaneamente (infatti chi illumina può spostarsi a luce spenta senza apparire nella foto finale), senza per questo essere diffusa su tutto il soggetto.


purtroppo, ripeto, devo ancora prenderci la mano e imparare come e perché dare un certo tipo di illuminazione. già dagli esempi si vede che i tentativi hanno avuto risultati diversi. la prima foto è effettivamente il primo scatto in assoluto, dove si vede anche tutta la scia lasciata dalla torcia che non avevo schermato bene (ma così mi è venuto in mente che poteva anche essere una cosa volontaria... un discorso da riprendere); la seconda foto è quella che mi è piaciuta di più, anche se troppo poco uniforme, e forse avrei potuto giocare di più con le diverse illuminazioni; la terza, infine, mostra un risultato molto più morbido e uniforme, ma allo stesso tempo meno d'effetto rispetto agli altri due.

il digitale permette di giocare tanto. ma appena apprendo meglio questa tecnica e riesco a tirarne fuori cose complete voglio provarla sulla pellicola b/n.