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24 giugno 2010

hannover, il cielo cade.

l'altra sera ero a cena a napoli. c’ero andato per la presentazione di un libro (nella fattispecie “lidia, il cielo cade” di maurizio cogliandro, edizioni postcart. un libro fotografico con il titolo più bello della storia del rock. le foto pure belle. la stampa ottima. e la prova che documentare può voler dire pure mettersi di fronte ad uno stato d’animo. mettercisi di fronte fino a che non è finita. e poi tornare a casa con le mani sudate infilate in tasca. e ho fatto pure pubblicità. ciao maurizio).
e insomma dopo la presentazione del libro andiamo a mangiarci una gloriosissima pizza con eleonora e peppe. che peppe vive a napoli e ormai tutte le volte che vado a napoli ci andiamo a mangiare la pizza e a prendere un amaro averna. e io praticamente di napoli ho visto solo via dei tribunali. ma mi fa piacere che peppe viva a napoli così io tutte le volte che ci vado lo vado a trovare e tutte le volte che vado a trovare peppe vado pure a napoli. insomma magari sono due cose che funzionano bene solo insieme.
e peppe mi chiede com’è hannover. e me lo chiede così, in pizzeria, appena abbiamo finito di apparecchiarci la tavola da soli. e io lo guardo e dico boh e lui ride e io dico forse è meglio che chiedi ad eleonora perchè io hannover in effetti non l’ho vista proprio.

6 aprile 2010

il sonno dei giusti.

foto di antonio zagarese

ad aprile la gente si laurea. mattia sta avanti e si è laureato a fine marzo. e io ero lì a fare finta di supportarlo, quando poi mattia lo sa che io sono contrario a certe pratiche ventenni. come laurearsi appunto. e lo dico per esperienza. lui mi è stato a sentire per un pò, dilungandosi finchè ha potuto, diluendo tutto quello che era possibile. poi le dinamiche sociali hanno vinto. però hai tenuto duro mattì. più a lungo di tutti. e per questo ti apprezzo. buttati sul letto, non pensare a niente se non a quello che è stato. a quello che sei riuscito. sentiti finalmente leggero e fatti un sonno.

1 dicembre 2008

campi incolti.

sono a casa di emilia e le sto raccontando cosa faccio nella vita. lei ride. entra mattia, fuori piove. è appena stato all'università a rivedere il compito di campi elettromagnetici e parlando fa finta di asciugarsi le scarpe su un tappeto messo lì apposta per fare finta. inizia a raccontarci che due più due non fa quattro. anche se sembra impossibile, tutti lì dentro lo prendono sul serio, meno che il sottoscritto, e un pò lo sfottono per il banale errore che ha commesso. ancora una volta la categoria dell'ingegnere, apparentemente tra le più razionali e rigide, si dimostra essere propensa alle astrazioni. la fantasia prende il largo su grafici di funzioni che hanno un senso soltanto negando l'ovvio. e non è detto che la somma di due due sia la somma di due due. questa poi ve la spiega lui.
tra inviti vicendevoli vado via da casa di emilia. fuori piove, noi siamo in macchina e peppe ci aspetta a casa sua. solitamente quando piove il traffico in città rallenta, la gente si innervosisce, i parabbrezza si appannano, la visibilità scende e il traffico rallenta ancora. a napoli, fortunatamente questo non accade: la velocità del traffico e la densità delle auto sono standard. si tratta di un casino, ma è un casino stabile. mettiamo la macchina ai quattro palazzi in un parcheggio abusivo e lasciamo le chiavi al parcheggiatore perchè la macchina va in seconda fila. il buonuomo però ci avverte che dobbiamo tornare entro le otto perchè poi lui stacca e arriva un altro e lui non vorrebbe rimetterci i soldi. abusivi regolarmente organizzati in turni.

nelle pizzerie napoletane il servizio è inesistente. e quando c'è, è lì per trattarti male, a garanzia di un'ottima pizza (è la regola...). ho un sacco di sonno e non mi godo veramente la pizza. però è buona. soprattutto è buona la frittatina che la precede, una sorta di sformatino di pasta formaggiosa fritto nell'olio. il vassoio di frittatine arriva quasi subito, appena finiamo di autoapparecchiarci la tavola. un cameriere giovane e poco avveduto porta anche una pila di piatti che lascia sulla tavola e se ne va. uno di noi, ancor meno avveduto del cameriere, inizia a distribuirli, ma viene immediatamente fermato da un tizio più anziano, probabilmente il titolare, che ci invita a mangiare con le mani. in fondo è meglio. in fondo siamo giovani. in fondo è più buona. in fondo peppe si era già finito la sua frittatina. in fondo il tizio si riporta i piatti in cucina. ma tutto ciò mi piace: mangi bene, vivi semplice, spendi poco. per una pizza e una birra in via dei tribunali ho speso quello che in una serata del genere a milano avrei speso per il parcheggio. a proposito del parcheggio... torniamo a turno cambiato (eravamo già tornati alle otto per pagare il primo buonuomo che teneva in ostaggio le chiavi) e la macchina di mattia non c'è. e in realtà non c'è nemmeno il parcheggiatore. ma nessuno si preoccupa perchè quello dei parcheggi è un affare serio. non si sputtanano così. non gli conviene. puoi stare tranquillo, lasciargli le chiavi, avere fiducia e trovare la macchina come l'hai lasciata. a meno che quando torni il tipo non aveva deciso che doveva fare un servizio o che semplicemente si stava annoiando e che quindi era il caso di farsi un giro proprio con la macchina tua. lo vediamo arrivare dal fondo della piazza, si avvicina sincerandosi che la macchina fosse la nostra e poi ci rassicura dicendo che la stava parcheggiando.
qualche minuto dopo, mentre con mattia parcheggiamo verso benevento, passiamo dietro la stazione in un posto che mi piace tantissimo e che trovo molto fotogenico. le foto sono mosse perchè era notte e guidava mattia. ma sono giuste anche così. e poi non è detto che non abbia la possibilità di tornarci, magari sempre in occasione di qualche esame altrui...
mattia io scherzo. in bocca al lupo e vedrai che prima o poi lo passi sto "campi elettromagnetici". che poi è amichevolmente abbreviato, dagli addetti ai lavori, semplicemente in "campi". io penso ormai a quelli incolti, nel senso che non hanno studiato.

25 luglio 2008

campi elettromagnetici contemporanei

è incredibile come mattia e chiunque altro si possa ricordare la strada per napoli, quella interna, quella senza indicazioni, quella che passa tra le case e i campi e la monnezza (poca). però se la ricorda tutta e alla fine a napoli ci arriviamo, anche abbastanza presto nonostante l’ora di punta, e parcheggiamo da qualche parte vicino la cumana a fuorigrotta. mi sa che è la prima volta che sono coscientemente a fuorigrotta – non è vero ma non mi ricordo – e tutto è diverso da come me lo potevo aspettare. credevo che mi sarei trovato davanti avanti ad una distesa di cemento, un quartiere per lo più residenziale, palazzoni e ampi spazi vuoti, lo stadio gigante e cupo, un quartiere costruito per la facoltà di ingegneria, nel senso che ci metti solo lo stretto necessario che serve agli ingegneri per vivere (quindi molto poco), un posto schivo e silenzioso. Invece mi sbagliavo. non è schivo e silenzioso. dopotutto sempre di Napoli stiamo parlando e c’è casino pure a fuorigrotta.
quello in cui entriamo è un edificio colorato e moderno, ingegneria contemporanea, e ci dirigiamo a casaccio da una parte all’altra della struttura per capire che siamo andati a fare. continuo a non capirlo e mi metto a fare delle foto. poi mattia vede un tizio (da questo momento professore 1) e agitandosi dice che dobbiamo andare. andiamo in un aula piena di persone che devono fare un esame e mattia chiede di poter vedere la correzione del suo ultimo esame, fatto qualche giorno prima, per il quale non ha raggiunto i risultati sperati (mantenendo perciò la media). professore 1 è vicino la cattedra e tira fuori una cartellina nella quale inizia a cercare la verità. contemporaneamente, seduto tra i banchi, c’è un altro tizio più anziano (da questo momento professore 2) che sta interrogando un ragazzo. ha l’aria di essere lui quello che comanda e soprattutto ha l’aria da andreotti. quando professore 1 tira fuori il compito di mattia qualcosa scatta in professore 2 che inizia completamente ad ignorare l’esaminato prestando sempre maggiore attenzione alla vicenda davanti a lui.
professore 1 parla a mattia del compito ma io non sento niente. ad un certo punto per essere più chiaro si gira verso la lavagna e disegna col gesso qualcosa tipo kandisky e mattia annuisce. a quel punto professore 2 non ce la fa più a farsi i cazzi suoi e interviene dicendo qualcosa di cattivo che non riesco a sentire ma che poi si scopre essere una considerazione su un esame precedente, che visto il grossolano errore del compito, non avrebbe mai dovuto passare. non si è capito niente. o forse sì, ma comunque faccio un esempio. durante l’esame di pasta alla carbonara commetto un errore di base utilizzando l’aglio al posto dell’abbondante cipolla. il docente chef si informa allora di come sia andato l’esame di battuti e soffritti meravigliandosi di come io l’abbia potuto passare.
alla fine professore 2 torna a farsi gli affari suoi, mattia si prende il compito tranquillo e usciamo dall’aula. mentre raggiungiamo la macchina do un’occhiata a quel foglio dove dovrebbe esserci qualcosa sui campi elettromagnetici e invece sembra davvero un saggio di arte contemporanea. nella parte alta del foglio un dipinto astratto e allo stesso tempo figurativo e in basso la sua analisi. e comunque, secondo me, il compito stava fatto bene.

dopo un paio di giri ci imbattiamo in pozzuoli che è esattamente come mi immagino cuba. in verità non proprio esattamente, ma qualcosa del genere.
torniamo a casa e anche sulla via del ritorno mi sorprendo di come mattia e chiunque altro si possa ricordare la strada per napoli, quella interna, quella senza indicazioni, quella che passa tra le case e i campi e la monnezza (poca). addirittura anche al contrario. e infatti ci perdiamo. all’una sotto il sole lungo una strada piena di puttane.

21 gennaio 2008

però ci torno



l'unica conferma del mio andare avanti, del mio crescere, viene dal fatto che continuo ad accorgermi di cose nuove. guardando indietro, ad esempio, scopro che l'opg di reggio emilia l'ho raccontato piuttosto male. la mia inesperienza non mi ha permesso di attraversare l'impalpabile nebbiolina che si frapponeva tra me e quello che mi trovavo davanti. una nebbiolina costituita dalla gioia, dall'emozione, la soddisfazione, l'insicurezza e la paura di essere lì in quel momento, per la prima volta, finalmente, dopo un percorso mio. una nebbiolina che mi ha impedito di "visualizzare" davvero cosa avrei potuto fotografare.
ho deciso perciò di riprendere quelle foto e rieditarle: a distanza di mesi si vedono altre cose e spero di saper reinterpretare gli scatti fatti. ne verrà fuori, insieme con le foto che seguiranno, qualcosa in bianco e nero.
bisogna essere capaci di realizzare immagini valide indipendentemente da quello che passa per la testa durante lo scatto. una buona foto non può essere vincolata troppo a ciò che prova il fotografo quando la scatta. non se tutto ciò non arriva a chi osserva. vabbè.
qui su ci sono tre scatti fatti stamattina nell'opg di napoli. di nuovo senza matti. però ci torno.

20 settembre 2007

san gennaro. no limits.

il miracolo del sangue di san gennaro non è affatto un miracolo, tanto che non è riconosciuto come tale nemmeno dalla chiesa cattolica. si tratta più che altro di una tradizione, una festa sentitissima, un importante rito popolare. la scienza ha dimostrato che lo scioglimento del sangue è dovuto ad una proprietà dello stesso chiamata tissotropia, la quale lo fa diventare più fluido se sottoposto ad una sollecitazione meccanica (si tratta quindi di un fenomeno perfettamente riproducibile in qualunque momento). tutto ciò confuterebbe anche le diverse affermazioni che vedono nella liquefazione della reliquia un segno di buon auspicio, contrapposto ad una tremenda sciagura se il sangue non dovesse sciogliersi. insomma l'unica cosa vera di tutto il rito del 19 settembre è che i napoletani impazziscono.
arrivo al duomo poco dopo le 7 e già c'è fila. dopo non molto aprono le porte e la gente inizia ad entrare. faccio due giri, vedo le mie cose, mi infilo nei posti dove non posso e mi cacciano a pedate, cerco di capire come muovermi durante la celebrazione e mi ritrovo nella cappella del santo a far foto ad una serie di signore poi ribattezzate "ultras san gennaro". in effetti si trattava proprio di fedelissime che non hanno fatto altro che produrre litanie per più di un'ora. e devo dire che il capo ultrà dimostrava anche una certa fantasia... dopo una mezzoretta c'era da impazzire. stavo quasi per urlarle addosso: "san gennaro non esiste!" che si fermano. il capo ultrà bisbiglia che aveva finito la voce e incoraggia una certa signora caterina a continuare. questa non se lo lascia ripetere un attimo e rosari, preghiere, suppliche e cori continuano. evidentemente qualcuno lassù esiste perchè effettivamente le mie suppliche vengono ascoltate ed il vescovo esce dalla tana. sono riuscito a vederlo mentre prendeva l'ampolla e si avviava verso la navata centrale del duomo per raggiungere l'altare.
poi basta. solo tanto rumore e urla e tanto fumo e la gente che scappa e ad un certo punto gli spari. c'è molto fumo. i caccia lanciano il napalm ma serve a poco. ho poche munizioni ma spero mi bastino a rimanere vivo. non vedo più peppe, la mia guida, forse lo hanno catturato. dannazione! chi lo dirà alla famiglia? la mia vita mi scorre davanti in un attimo, ma devo rimanere concentrato se voglio uscirne. ci sono cadaveri ovunque e le urla sono sempre più forti. un megafono urla: "magno gaudio" o qualcosa del genere. da quel momento ricordo poco. so solo che le urla diventano un muro, la pressione tra i corpi è insostenibile e si è fatto buio.

forse ho esagerato... ma è stata comunque una mattinata molto pittoresca. dopo un bombolone fritto al cioccolato sono tornato al campo base a forcella, dove i bambini in strada giocano a GTA naples (ma non il videogioco, la vita) e dove la colonna sonora è perpetua: rosario miraggio.