30 gennaio 2011

paninoteca.

non starò qui a spiegare perchè. visto che mi sembra la parte meno interessante.
mi sono trovato a scavalcare una fila chilometrica di persone, ma soprattutto personaggi, arrivando ad un tipo che alza una catena e un altro mi mette un timbro sulla mano e questo timbro dice qualcosa tipo marzio 25, o mirko 25, o milvio 25, o probabilmente minchia 25. non mi ricordo bene. mi ricordo che guardo il 25 sul polso mentre cammino e mi ritrovo in questo posto che si chiama qube ed è venerdì notte è c’è il muccassassina e appena sono dentro parte la sigla. la sigla.
per chi non lo sapesse il muccassassina è una serata in cui tutto ciò che non è eterosessuale a roma e dintorni si ritrova in quest’enorme discoteca ed è felice. e appena il palco si riempie di drag queen e ballerini esplode tutta quest’atmosfera che a me mi sembrava già esplosa all’ingresso, ma evidentemente non era abbastanza, e la gente è contenta e onestamente sembra che tutto sia molto leggero. leggero bello intendo. cioè adesso non mi voglio mettere a fare i discorsi, anche perchè non so nemmeno come funzionano le serate in discoteca. dico proprio in generale. ho provato a documentarmi ma è venuto fuori che la discoteca è un posto dove si conservano i dischi. tra l’altro, sempre etimologicamente parlando, la paninoteca è quello dove si conservano i panini. tipo una libreria dei panini, messi lì per essere consultati e se proprio c’hai voglia gli tiri un morso e poi lo rimetti al loro posto.
insomma non mi pare il caso di mettermi qui a parlare di cose lunghissime sull’opportunità o meno di una festa del genere che è bellissima per tutti, indipendentemente dall’utilizzo del pisello. conviene affrontare la cosa da un punto di vista. più da blogger che non ha niente da dire.

sono sveglio dalle sei di mattina a perugia. sono arrivato a roma verso le nove e ho camminato e fotografato, si può dire anche lavorato, per una decina di ore. con le pause certo. ma sulla faccia e nelle scarpe le pause non si vedono. sembro uno che è reduce da una gara di triatlon. o dalla parigi-dakar. o da un pranzo a casa di mia nonna. al qube ci devo stare un’ora, che è poco, e allora inizio a girare ed è molto difficile perchè nessuno vuole smettere di ballare e se io provo a passare la gente mi guarda e mi urla e mi balla addosso e io devo solo arrivare di lì, dall’altra parte, e la gente mi guarda e mi urla e mi balla addosso sempre di più.
ci saranno ventimila persone. tutte quante in falsetto.
e io mi chiedo. adesso che sono in balìa di questo turbinio di chi mi tocca il culo e chi si vuole far fare le foto con le amiche e chi mi guarda storto - o forse per certi versi mi sta guardando dritto e non capisco… - insomma io, povero omino ancora con la giacca addosso che deve arrivare dall’altro lato e possibilmente salire al piano di sopra… che faccio? che comportamento adotto? che linea deontologica seguo? che approccio sociale intraprendo? faccio l’affabile, sorrido a tutti e mi metto a ballare che magari mi confondo e passo prima? non mi pare una buona idea.
faccio finta di essere l’omofobo col grugno che sta lì e non si sta divertendo neanche un pò e si vede che ce l’hanno mandato e guardo storto chiunque? non va bene, mi sa di controproducente… prima di tutto gli omofobi sono caricature di loro stessi e io già sono una mia caricatura a parte, e poi la storia di guardare storto in giro non mi convince troppo.
nel mezzo di questi miei pensieri e soprattutto nel mezzo di ventimila persone compattissime tutte intorno, mi viene in mente forse la soluzione più diplomatica di tutte. il modo di uscirne senza essere giudicato necessariamente per l’atteggiamento momentaneo, qualunque esso sia, o per la presunta apertura o chiusura mentale. certo sarò giudicato comunque, ma almeno nessuno potrà accusarmi di essere libertino o bigotto perchè potrei risolvere tutto senza tirare in mezzo intolleranze o disponibilità sessuali.
sul palco ballano cinque tipi muscolosissimi con una tutina a strisce. io mi dirigo dalla parte opposta della sala, scorreggiando.

2 commenti :

Eleonora Bove ha detto...

Incredibile, ci stavo per andare anche io. Se ci fossimo incontrati anche lì, avrei pensato che sei il mio gemello del destino.

Anonimo ha detto...

begli addominali comunque