25 agosto 2010

scièr.


la foto che non ho fatto era un cappuccio bianco che spuntava dalle scale che portavano al piano di sopra e mi faceva segno di salire. non parlava e faceva solo così con la mano, lasciando intendere che potevo andare su, senza perdere altro tempo. insomma quella foto non l’ho fatta perchè onestamente avevo ansia di farne altre.
tutto era cominciato tre giorni prima, quando ero salito sul balcone di un signore del quale non ricordo il nome per scattare un pò ed ero finito a bere scièr, come diceva lui. lo scièr lo faceva in casa e ci teneva a farmelo assaggiare. "è tipo vino però poi diventa liquore", lo scièr. che nonostante fossero le nove di mattina lì eravamo tutti svegli da un pezzo. e su quel balcone io ho fatto qualche foto, anche bruttarella per la verità, della piazzetta sottostante, dove si stavano radunando qualche centinaio di persone per una delle processioni dei riti penitenziali.
i riti settennali di penitenza sono una cosa che succede a guardia sanframondi un’estate sì e sei no, e della quale si possono trovare informazioni in siti molto più autorevoli di questo.
- uno di quelli là sotto è mio figlio.
- vostro figlio? ma tra i misteri?
- no no, uno di quelli là.
e mi indica un gruppo di cappucci bianchi in un angolo. anche se la piazza era tonda. e cioè il figlio faceva parte di coloro che durante i riti si flagella davanti a dio e davanti agli uomini. ma più davanti a dio in effetti, perchè i penitenti si vestono con camici e cappucci tipo ku klux klan per restare nell’anonimato più totale.
così, visto che capisco che in quella famiglia la storia dell’anonimato suona un pò come lo scièr, gli chiedo se è possibile parlare con questo figliuolo.
un paio di pomeriggi dopo lo incontro nella stessa cucina. il suo nome me lo ricordo, ma per questioni di privacy lo chiameremo bob kennedy. passo un’oretta abbondante a parlare di cose varie finchè non capiscono per bene che non sono cattivo. che non sono il male assoluto fatto fotografo, credenza che è evidentemente molto diffusa in paese, visto il numero di cazziate raccolte durante la scorsa settimana nell’album “tu che vuoi?”
- ma tu credi che io possa venire domenica mattina, prima della processione generale a fare due foto in casa? cioè mentre vi raccogliete? prima di raggiungere la chiesa? mentre vi preparate? mentre non fate niente?
- credo di sì. tu prova a passare.
e quindi ritorniamo al cenno da sopra le scale. tutti sono pronti e incappucciati e io posso fare foto senza però mai violare il muro di cotone bianco che cela la loro identità agli occhi del mondo intero. che poi è questo blog e poco più.
salgo su e nessuno dice niente. solo cenni. entro in una stanza con le finistre chiuse e oscurate, la carta da parati e un tappeto. richiudono la porta dietro di me e tutto quanto esiste grazie ad una lampadina in mezzo al soffitto. ancora cenni e qualche piccolo sussurro. e quasi non le riconosco le persone che mezz’ora prima avevo incontrato sotto le scale. simpaticoni estroversi e socievoli che mi chiedevano e spiegavano e pacche sulle spalle e uno c'aveva pure il jolly invicta. qui tutti stanno zitti e io un pò mi sento in soggezione. faccio quello che posso, fotografo per sei minuti sei e poi me ne vado come chi è appena stato da qualche parte segreta. che te ne accorgi che è segreta perchè esci da una stanza con le tapparelle abbassate, una lampadina accesa, la carta da parati (e direi pure cinque individui incappucciati di bianco) e intanto fuori c’è il sole pieno. e ce la gente che non lo sa chi c’è dietro le tapparelle. forse non sa neppure che ci sono le tapparelle giù. non lo sa che, mentre fanno colazione o prendono posto lungo il percorso della processione generale, ci sono i flagellanti che si ritrovano in stanze buie e vagamente inquietanti. che al massimo sussurrano e poi basta. che pure se ti ci metti e forse li riconosci nonostante i cappucci poi si mischiano e non li riconosci più. e che, soprattutto, se li incontri in cucina di offrono lo scièr, ti raccontano chi sono e ti danno pure la possibilità di fotografarli nella loro più grande intimità, in una stanza dove nessuno ha ancora tolto gli orsacchiotti dai divani.

e comunque alla fine è venuto fuori questo.

9 commenti :

Annamaria ha detto...

ma esattamente, che cos'è lo scièr ????

boccaccino ha detto...

non ne sono sicuro, ma credo proprio sia cherry...

Alessia ha detto...

Ecco lo volevo chiedere anche io...

Luigi ha detto...

per quelli che non sono stati a guardia e non sanno bene cos'è: voi questa foto qui e la sua storia neanche ve lo potete immaginare quanto fanno di bloggaccino un cazzo di fotografo!!!
robbe'... senza parole...

boccaccino ha detto...

:)

eLe ha detto...

Luì, ti crediamo sulla parola. Questa cosa degli incappucciati mi mette ansia, ma è una figata! Bravo, coccone!

Neon+Atlas ha detto...

Veramente figo. Lo "sbatti" su photoshop dev'essere stato infinito ma il risultato non mi distrae neanche un pò dalla foto in sè. Mi sa che è la prima volta che mi capita.

boccaccino ha detto...

lo "sbatti" non è stato poi così terribile. anche se purtroppo è molto tempo che non guardo mtv. grazie mille! :)

seefortyone ha detto...

Hey I just saw this on NYT Lens blog. Really like your work.