6 gennaio 2010

ninna nanna per una tempesta.


il cellulare suona che sono andato a letto quattro ore prima e io capisco che ho messo la sveglia alle sei perchè così mi sacrifico e il sacrificio significa spesso lavoro e io mi sento meglio quando mi sento che lavoro. però c’ho sonno uguale. dopo mezzora faccio partire il motore nel buio, perchè è ancora buio, accendo i fari e scopro che nevica. nel buio non nevicava. allora rispengo i fari e non nevica più e esco fuori e metto una mano come a vedere se piove, ma con la consapevolezza della neve ed effettivamente nevica. poco. allora penso che invece delle gomme invernali tanto vale andare a fari spenti. certe cose è meglio non saperle. se non le sai non esistono. vivi scemo e contento. che pure se ti prepari con tutte le gomme invernali che vuoi può essere pericoloso lo stesso. allora scendo giù in macchina, ma con i fari accesi, e mi bevo un caffè e il barista mi dice in umbro che è davvero incredibile. sono le sei e mezza di mattina, mi giro e alle mie spalle c’è un locale vuoto con un televisore appeso al soffitto. fuori è sempre buio e scende la neve e fa freddissimo mentre dentro fa caldo coi vetri appannati. e qualunque cosa guardi ti bruciano gli occhi perchè è tutto mattina presto. il televisore dice che a dubai hanno inaugurato il grattacielo più alto del mondo, tipo ottocento metri, che mi stanco solo a pensarli. sorrido al barista che mi guarda con un sopracciglio alzato come a dire io mi sveglio tutte le mattine alle cinque e mezza e a quest’ora sono pimpante come tu lo sei alle undici e quindi parliamo. gli chiedo a che ora albeggia e lui mi dice più o meno alle otto e la mia voglia di parlare si è già esaurita, spargendosi tutta tra i tavoli nel locale vuoto e un pò buio dietro di me e non c’ho voglia di recuperarla.
voglio fare una foto ai gabbiani. i gabbiani di lago che quando albeggia stanno appollaiati sul pontile e quando ti avvicini volano via. voglio fare una foto camminando piano piano, arrivando vicino, così che quando volano non sono piccoli nella foto, ma è come se ci fossi in mezzo. però volano via subito perchè sono diffidenti. no, anzi, non sono diffidenti, sono stronzi. perchè se invece avessi avuto un secchio puzzolente pieno ti teste di pesce.
la neve che trovo salendo significa che su ha nevicato forte. o quantomeno più forte. dovrebbe essere un impiccio che la salita è ripida ma quando arriva una curva tiro il freno a mano facendolo inorgoglire dopo mesi di inutilità sull’asciutto e facendo allo stesso tempo vergognare la michelin. girata la curva mi fermo. lo sbandare con la macchina mi ha un pò svegliato, almeno più del caffè, e appena finito il brivido delle ruote che scivolano sul freddo, mi accorgo che quella curva portava a un bianco totale. alla mia destra c’ho tutta neve che ai miei occhi è tantissima ma so che non lo è. senza spegnere il motore scendo dalla macchina per vedere meglio e l’unica cosa che si sente è il motore della macchina che non ho spento. tutto nevica piano e odora di acqua fredda. il campo davanti continua a riempirsi di cielo che si riposa e dev’essere così che si addormentano le tempeste.