13 dicembre 2009

il cognome di carsten e l'ultimo giorno.


anche questa volta mattia è venuto dov’ero io. andiamo a copenhagen? chi viene? mattia viene. andiamo a christiania? ok. andiamo che c’è la conferenza delle nazioni unite dove i leaders di tutto il mondo si chiudono dentro e discutono animatamente su quale secondo loro è la ragione per cui sono lì? presente. andiamo che c’è la manifestazione totale che al g8 non è successo niente, ma stavolta vedrai, stavolta è diverso, stavolta è danimarca? andiamo.
dopo una serie di discorsi dal palco il corteo parte e c’è l’imbuto. piccolo aneddoto sui discorsi. una degli ultimi a parlare è tipo un’attivista di colore. probabilmente una cantante. inizia il discordo cantando e io penso vabbè. poi però dice un sacco di cose interessanti. e dense. e un pò sobilla. e a me piace essere sobillato e quindi quando finisce mi giro verso mattia che stava riprendendo e gli dico certo che questa c’ha due coglioni così. mattia non mi sente e continua a riprendere, ma in compenso un signore danese sulla sessantina che era in mezzo mi guarda e con la faccia seria e comprensiva mi fa si con la testa e dice qualcosa nella lingua dei biondi. io sorrido e lui pare faccia un’espressione ancora più grave. così arrivo alla conclusione che non c’aveva capito niente. e forse è meglio così, che già mi immaginavo a dover spiegare come mai la signora di colore.
ritornando all’inizio del corteo c’era l’imbuto, quindi in realtà il tutto non parte davvero. siamo lì un pò fermi tutti appiccicati e mi squilla il telefono. e ce un sacco di gente che spinge che vuole passare e che sia chiama da una parte all’altra in lingue diverse e io esclamo mo chi cazzo è? banale ma sempre efficace. è mio padre che mi dice, urlando, se sono andato alla manifestazione perchè lui la sta vedendo in diretta su sky. io gli dico sì e lui mi chiede dove sono. sempre uralndo, come se alla manifestazione ci fosse lui. papà, sono accanto ad una ragazza bionda che sta facendo una foto col cellulare... mi vedi? e lui, immagino avvicinandosi al televisore e alzando la voce ancora di più, mi dice dove hai detto che sei?

così io e mattia stavamo in mezzo a questo corteo, in mezzo a centomila persone (16 persone per la polizia), in mezzo a zero gradi, in mezzo alle fiaccole e a greenpeace e ai verdi e ai socialisti e agli antifascisti e alla polizia e ai gabbiani.
dovevamo fare sei chilometri che erano lunghi nel freddo. però poi ci siamo messi a parlare e a sbattere i piedi e a ridere e i sei chilometri sono finiti. e adesso c’ho sei chilometri in più con mattia, chilometri danesi stavolta. e sono ventanni di camminate.

tutto succede tranquillamente e io dico ma com’è possibile. era previsto casino. tarantelle. tafferugli. attriti. mazzate di morte. e invece gioia e serenità e pace. vabbè. forse se qualcosa è successo era lontano. forse siamo stati fortunati. anche se mi pare strano che nessuno mi abbia voluto picchiare gratis, soprattutto in compagnia di mattia che è un noto catalizzatore di mazzate.
il corteo arriva al bella center e decidiamo che forse è il caso di usare la metro per tornare a casa. esattamente come le altre 999.998 persone. le stazioni della metro erano presidiate da omini che sbarravano le porte ogni tot numero di persone dentro. un sacco di folla e un gran casino. ma tutto sommato gestibile, tanto che in tempi ragionevolmente rapidi ci riusciamo ad infilare su un treno che si riempie subitissimo e calca e il treno che non parte e stare in piedi e squilla il telefono. roberto stai bene? perchè abbiamo visto che hanno arrestato 400 persone (ecco, lo sapevo che mi ero perso qualcosa...)? dove sei? siamo in galera. non torno a natale.

insomma copenhagen blindata ok. conferenza vista dall’interno nei giorni precedenti ok. grande manifestazione internazionale ok. discorsi iniziali ok. fiaccolata finale ok. concerto serale e eventi collaterali ok. scontri previsti e mediaticamente rilevanti no. persi. cazzo. eppure ero sicuro che ci capitavo in mezzo. dov’è finita l’aggressività? cioè, voglio dire, da un lato meglio così, ma in fondo per la legge dei grandi numeri qualche volta dovrò pure io essere vittima, o quantomeno presente a episodi di sclero violento.
e in effetti mattia tornando a casa mi regala una piccola gioia. stavamo parlando tranquillamente quando un tipo un pò ubriaco lo affianca e lo spintona. deve aver riconosciuto in lui il catalizzatore di mazzate. gli dice qualcosa in una lingua qualunque, mattia mugugna ancora più qualunque e succede che questo per sbaglio rovescia mezzo bicchiere di quello che si stava bevendo. un quarto va su mattia e un quarto va per terra. sembra innervosito ancora di più. ma in fondo no. è solo ubriaco e mi sembra innocuo. così gli dico hey, easy! e mi sento un pacificatore.

3 commenti :

Antonio ha detto...

easy?

Annamaria ha detto...

calm calm bellò ! cosi gli dovevi dire e poi: Vuliss piglià a question ?

boccaccino ha detto...

avash e' mmàn!