11 agosto 2010

offrire caramelle agli sconosciuti.


ho preparato le more. nel senso con lo zucchero e il limone che esce tutto lo sciroppo. le ho preparate per un dolce. una torta di mele fatta in casa con la macchina sporca di terra parcheggiata fuori.

ho combattuto contro due cavalieri apocalittici di nome william e manu. avevano delle spade che sputavano acqua salata ad una pressione abominevole - preferibilmente negli occhi - e che allo stesso tempo potevano anche essere utilizzate per percuotere - preferibilmente quello che da loro è definito “pisellino”. io avevo solo due scudi presi in prestito da chi voleva infantilmente giocare a racchettoni, dimenticandosi del costante conflitto tra bene e male.

ho finalmente incontrato i this harmony, tutti e quattro insieme contemporaneamente che gli dovevo parlare di qualcosa di bello che stiamo portando avanti. ci siamo visti a cena in una villa da una decina di milioni di euro col proprietario assente e il frigo pieno. una villa talmente figa e piena di lussi e vizi e ori che secondo me se ci trovano il petrolio sotto ce lo lasciano che non ne vale la pena. loro lì sono ospiti per stare tranquilli e comporre per una decina di giorni e si doveva parlare di questo qualcosa di bello a cui dovevano dire sì va bene, oppure no va male, oppure mmm va medio. poi però abbiamo tutti bevuto troppo.

ieri pomeriggio, mentre guidavo, ho visto un uomo su un trattore e sono andato a salutarlo. all’inizio non mi aveva visto e poi quando si è accorto di me ha sorriso tanto e mi ha abbracciato forte. poi tutto attorno era come incelofanato, come quando hai appena fatto un trasloco, e io me ne sono andato subito.

dopo mille tentativi sono riuscito a rivedere valeria. aveva una maglietta lacoste bianca, la pelle abbronzata e i capelli lunghi. ci siamo incontrati sul lungomare. quando è arrivata ha spento il motorino con una pigna nella marmitta.

ho offerto una caramella ad uno sconosciuto. la voleva proprio.

l’altra sera su rete quattro c’era “mimì metallurgico ferito nell’onore” e io l’ho visto perchè mia madre mi chiama così. mi chiama proprio “mimì metallurgico ferito nell’onore”, dice che assomiglio al protagonista. e lei intende fisicamente. io onestamente, dopo avere visto il film, no.

carlo fa il pompiere. cioè tecnicamente fa l’aiutante pompiere, però gli hanno dato la tuta vera dei pompieri e pure la maglietta e scommetto che c’ha pure il casco. e praticamente mi ha detto che per farlo non ci vuole niente. non ci sono requisiti particolari, non devi essere già supereroe, come pensavo io, sono loro che poi ti ci trasformano. si va al quartier generale dei pompieri e si chiede di fare il pompiere discontinuo e poi si fanno cinque settimane di corso dove bisogna salire su delle scale altissime e non morire e poi si passa un esamino dove dici che non bisogna giocare con il fuoco. anche perchè è una cosa molto retorica, e a sto punto è meglio giocare con i puma, che poi al limite ci pensa la forestale. e tanto di cappello pure alla forestale e alle sue panda 4x4 verdi che quasi quasi se proprio dovessi morire su una scala dei pompieri e poi non mi prendono voglio conoscere un amico che mi dice come si fa a diventare supereroe nella forestale… insomma dopo l’esamino anti-retorica loro poi ti chiamano e tu lavori venti giorni e ti danno mille euro. così per tante volte, tutte quelle che serve. mille euro. qualcuno indovina che vado a fare stamattina?

sono stato in un’originale casa al mare. di quelle un pò vuote anni sessanta e i mobili anni sessanta e gli asciugacapelli anni sessanta e le mattonelle della cucina che erano un’esplosione di casalmarismo. c’era ovviamente un letto a castello. ho detto subito “io dormo sopra!” e alessia ha detto “io tanto dormo di là”. e ho dormito sopra sul serio.

sono due giorni che ho iniziato a fumare tabacco rollato. che per quanto mi ci incazzo forse era meglio se smettevo proprio.

2 commenti :

Luigi ha detto...

roberto pompiere ferito sulle scale...

raffaella ha detto...

mi sembra di riconoscere la descrizione della casa al mare...

(l'avevo riconosciuta anche prima che leggessi il nome "alessia")