28 luglio 2010

le luci della centrale elettrica.


- vuoi andare a dormire oppure abbiamo tempo?
- in che senso?
- dai rispondi! vuoi andare a casa o no? rispondi adesso.
- no, cioè… no.
e a quel punto si vede la daihatsu cuore color viaggio che cerca di ricordarsi dei limiti di velocità fino ad allora inesistenti (per quanto una daihatsu cuore possa mai dimenticarsi di essere un limite essa stessa) e si butta verso la scritta ausfahrt. uscita.
- che succede?
- ho deciso che ti porto in un posto. arriveremo un pò tardi ad hannover, verso le quattro. però ne vale la pena. e poi se non ci andiamo adesso non ci andiamo più.
- va bene. poi in fondo sei tu quella che deve lavorare domani… ti ricordo che io faccio il fotografo. ma dov'è che stiamo andando? e soprattutto perchè il mondo intorno sta iniziando a scomparire?
- in effetti è un posto in mezzo al niente. ma proprio al niente. è su una montagna a un cento chilometri da qui.
- di strada…
- tutto intorno non c’è nulla. il primo centro abitato è a venti minuti. c’è solo il bosco e gli animali. e c’è un posto che devi vedere.
- senti io non vedo l’ora. ma secondo me non vedo nemmeno il posto, considerato che sono quasi le due di notte e stiamo andando dai lupi.
- non ti preoccupare.
- e chi si preoccupa.
intanto il mondo intorno è già scomparso e il buio si è mangiato tutto. le altre auto, i guardrail, la sicurezza di restare sempre sulla stessa strada che solo gli scemi non cambiano mai idea però almeno si tengono la sicurezza, le aree di sosta, la musica dalla radio, i segnali stradali con scritto hannover. le uniche due cose che il buio non si è ancora mangiato sono la luna e una luce gialla che spunta dalle spalle di una collina di fronte a noi. e spunta proprio bene, portata su da un cono di fumo alto e ciotto ciotto. giallo pure quello.
- che roba è quella? mi sa che c’è un incendio dall’altra parte...
- non lo so. ah no aspetta, lo so. è tipo una centrale elettrica. puoi vederla, ci passiamo vicino.
dieci minuti dopo superiamo la collina e in mezzo al nero vive questo mostro con due enormi corni che soffiano quello che io spero sia vapore acqueo. e in mezzo a quel nero sembra la cosa più luminosa del mondo e la più potente e la più… energetica. e io penso che la metà dell’elettricità prodotta se ne va per far vedere che lo stanno facendo. e onestamente magari ci potrebbero illuminare tutte le infrastrutture, che ne so, del mali. o di tufara valle. voglio dire, non è che siete un fruttivendolo che deve mettere le cassette di ciliege e di meloni fuori la porta per dire io sono un fruttivendolo. in fondo da quelle parti non è che ci passi molta gente che poi si ferma per comprare un cartone di megawatt.
- manca soltanto il cartello fuori “qui energia elettrica”.
e lei ride.
- se vuoi fare una foto mi fe…
- sì!
mentre sono sul ciglio della strada cercando un punto fermo dove appoggiare la macchinetta passa una macchina coi fari lunghi e io penso ah, una macchina con i fari lunghi. aspetto che passi, faccio la foto e ripartiamo.

dopo poco arriviamo in una cittadina che si pronuncia amen ma si scrive in tedesco e quando ci arrivo scopro che rahsan è nata lì e ci ha vissuto dieci anni e tutto è illuminato con lampioni gialli, di quel giallo tipico che evidentemente la luce elettrica la comprano dai produttori locali. a chilometri zero. a denominazione di origine controllata. luce di amen, e mi risparmio ulteriori fesserie in proposito.
il centro è deserto, ci sono solo incroci con semafori, case con le luci spente, noi e la macchina di prima. quella dai fari lunghi. adesso alla luce si vede che è una di quelle macchine che si comprano per le madri e poi i figli le preparano e le modificano nei modi più diversi ma mantenendo sempre un buon livello di pacchianagine. quelle con le luci posteriori a nido d’ape e le minigonne e i cerchi argentati.
- uh, guarda. erano andati a vedere se avevamo bisogno di qualcosa.
- ma chi?
- quelli nella macchina, erano passati prima sulla strada vicino al campo, mentre tu facevi la foto. mi sa che poi sono tornati a vedere se era tutto ok. arrivano da quella direzione.
- sì magari ci hanno visto soli e volevano solo aggredirci. rapinarci. picchiarci. e farci altre cose brutte.
- magari ti stai zitto.
- magari.

la daihatsu cuore color avventura inizia ad arrampicarsi su per una salita che sa molto di strada di montagna. e in effetti è proprio una strada di montagna con il bosco intorno e le volpi e un cervo e altri occhi accesi nel buio. e la strada sale tanto, ma più che il salire in alto direi che la cosa che più colpisce è il continuare in avanti. non finisce. quanto può essere lunga una strada di montagna? fino a che punto è stato necessario arrivare con l’asfalto? quanto lontano dall’ultimo lampione giallo ti puoi spingere? questa volta direi abbastanza lontano.
e quando il lontano è effettivamente abbastanza ricompare un altro lampione in un piccolo spiazzo con delle travi intorno e la daihatsu cuore color buio finalmente si ferma proprio di fronte ad una di queste travi, spegne il motore, i fari e davanti si intravedono le luci della cittadina a valle e credo ci siano anche delle panchine e un tavolo di legno. capisco che la meta di tutto dev’essere quel panorama lì. mi tolgo la cintura e faccio per scendere quando in quell’esatto istante, dopo un attimo dal nostro arrivo, sbucano due macchine che si parcheggiano senza troppi complimenti dietro e di fianco la daihatsu cuore color preda.
rahsan blocca gli sportelli e inizia ad incazzarsi con questo e quell’altro mondo.
mi giro e la macchina dietro è già vuota. a sinistra ci sono invece tre ragazzi che scendono dalla macchina, ci guardano, e poi si avviano oltre le travi. la macchina è quella dai fari lunghi. la macchina del semaforo. quella che era tornata indietro.
- non ti puoi arrabbiare così. è un luogo pubblico. con chi te la vuoi prendere. stai tranquilla che va tutto bene. adesso aspettiamo un pò e vedrai che se ne vanno per la loro strada.
intanto i tipi sono tornati e uno di loro fa una telefonata e rahsan mi dice che è turco e sta parlando con una ragazza di sesso, come se fosse una puttana. poi passa il telefono a quello a fianco che ha iniziato a bere vodka e sembra che facciano un pò i maschioni con questa al telefono. sono giovani, ragazzi direi. solo che sono grossi. specialmente quello turco. molto grosso e con l’aria cattiva. che onestamente si vede che è turco pure se non lo senti parlare a telefono. un turco incattivito dall’essere turco. continuano a scherzare. stanno lì. ci guardano. intanto rahsan continua ad essere nervosa ma allo stesso tempo non sembra voglia andarsene.
- guarda che non fa niente. ci torniamo un altro giorno. nel senso giorno con la luce, il sole. va bene così, non ti preoccupare che nè è valsa la pena lo stesso. andiamo a casa.

sono di traverso sul sedile e lei guarda dritto davanti. mette in moto e si gira verso di me con l’aria un pò più tranquilla. ma il sorriso le si blocca a metà che alle sue spalle si accende il motore dell’altra macchina. e allora mi guarda negli occhi e basta. mentre le mie palle cominciano il loro processo di dematerializzazione ci avviamo piano nello spiazzo, tanto per non fare la prima mossa. i tre tipi sembra che prendano una strada, noi prendiamo l’altra. mi giro e hanno cambiato idea. ci seguono.

la daihatsu cuore color fuga ritorna nel buio percorrendo una strada diversa da quella per cui siamo saliti.
- vengono dietro di noi perchè dall’altra strada non si esce. solo per quello.
- certo, tranquilla.
- non voglio averceli dietro.
- c’è un bivio, falli andare avanti.
imbocchiamo la strada di sinistra, una strada che non porta da nessuna parte e ci fermiamo dopo dieci metri. se effettivamente se ne devono andare prenderanno la strada a destra. sono girato sul sedile e guardo dietro i fari che onestamente mi sto facendo suggestionare. tutto questo mi inizia a mettere ansia. girano a sinistra. ci sono dietro di nuovo e vaffanculo la suggestione. in ogni caso ostento sicurezza e tranquillità, proprio come fanno i personaggi dei film. però nei trailer, perchè appena poi vedi il film ti accorgi che muoiono subito.
- non ti preoccupare, ci seguono perchè non hanno idea di dove andare.
onestamente uno che dice una cosa del genere potrebbe meritarsi di morire addirittura nel trailer.
intanto la macchina ci ha superato e si è fermata poco più avanti a rompere i coglioni ad un cervo sulla strada. allora basta, ci giriamo e imbocchiamo la strada a destra.
- adesso questa porta giù?
- sì.
- allora vai giù e non ti fermare.
- non voglio averceli dietro.
- non c’è nessuno dietro, si sono fermati dal cervo. vuoi che guidi io?
- no, devo guidare io. mi dispiace che sia andata così. volevo portarti in un posto bello.
- ma figurati! mi ci hai portato! e poi ho fatto pure le foto a quella centrale nucleare che tu dici che non è nucleare ma secondo me lo è. e comunque pure se non è nucleare io sul blog ci scrivo di sì che fa figo.

dieci minuti dopo arriviamo al primo meraviglioso lampione giallo. il buio ci si scioglie dietro e quando la daihatsu cuore diventa color casa rahsan un pò piange.

8 commenti :

Luigi ha detto...

robe' ma l'hai pigliato il numero di targa che appena possibile capiamo dove andarli a pizzicare... glie la rangechiamo tutta quella macchina di merda!!!

Alessia ha detto...

Commento prima di leggere per esprimere il mio apprezzamento per un post così lungo. Esatto, quantità. Sulla qualità non ho dubbi.

boccaccino ha detto...

@luigi
lì le targhe non hanno numeri da prendere. solo crauti.


@alessia
bloggaccino. quando le dimensioni contano.

in ogni caso basta qualità. la qualità ci sta stretta. faccio quello che dici tu. anche se un post così lungo mi fa stanchezza solo a scorrerlo.
(aspetto un commento a lettura ultimata che secondo me dobbiamo parlare)

eLe ha detto...

Sarà anche lungo, ma me lo sono divorato!
Robeeeeerto! Che bello leggerti... :) Spero di vederti pure. Presto.

Annamaria ha detto...

Paura!
mi ricorda anche a me un film , ma poi è andato a finire male quindi lasciamolo stare li, nel cassetto dei film finti!

Anonimo ha detto...

molto cinematografico, perchè non ci pensi un cortometraggio alla david lynch? :-)
bravo bravo bravo!!!!
s

arcadio ha detto...

ancora un ottimo post! bravo roberto!

arcadio ha detto...

ancora un ottimo post! bravo roberto!